Meteo: maltempo e freddo al Nord Est, 80 cm di neve sulle Dolomiti

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 aprile 2019 10:39 | Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2019 11:33
Meteo: maltempo e freddo al Nord Est, neve e valanghe sulle Dolomiti

Meteo: maltempo e freddo al Nord Est, neve e valanghe sulle Dolomiti (Foto Ansa)

BELLUNO – Più che primavera, sembra inverno in alcune regioni d’Italia, nonostante sia quasi maggio. Per una perturbazione atlantica, che colpisce soprattutto il Nord Est e le regioni centrali, è tornato il freddo, con temperature inferiori ai valori medi del periodo e grandine, pioggia e neve fin sotto i mille metri.

Sulle Dolomiti venete sono caduti nelle ultime ore sino a 80 centimetri di neve fresca. Il dato viene dall’Arpav di Arabba (Belluno) e si riferisce alla neve fresca delle ultime 24 ore. Lo strato più alto riguarda il Passo Mauria (75 centimetri), Cortina (60), Pecol (57), il Nevegal (60) e l’Alpago (76). Con le ultime precipitazioni nevose, lo strato bianco ha raggiunto un’altezza di 154 centimetri a Misurina, 176 a Cortina, 164 ad Arabba e 154 ad Alleghe.

Domenica 28 aprile tre alpinisti in cordata sono stati sorpresi da una slavina che li ha travolti sotto cima Tosa, sulle Dolomiti del Brenta. Sono stati stabilizzati e ricoverati a Trento. Il maltempo in Veneto ha portato alla chiusura dei passi dolomitici a causa delle forti nevicate e c’è stato qualche disagio nella circolazione per gli automobilisti sprovvisti di catene e per alberi caduti.

Cortina, dove si è registrata anche una lieve scossa di terremoto di 2.1 con epicentro a San Vito di Cadore, è tornata a imbiancarsi come tutto il bellunese. Nel vicentino ci sono stati una decina di interventi dei vigili del fuoco, ed è caduta la croce da 40 chili del campanile di Santorso, alto 80 metri. Nessun ferito tra i partecipanti alla messa.

Quello che dovrebbe essere l’ultimo vortice freddo di aprile, secondo i metereologi, ha raggiunto l’Italia e attraverserà le nostre regioni portando rovesci e temporali, oltre ad un generale ‘raffreddamento’.

Diverse le perturbazioni che attraversano rapidamente la nostra penisola. Una coinvolge il Nord Italia portando piogge su Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna con neve fino a 1000 metri. Temporali, localmente anche intensi possono arrivare in estensione fino alla Toscana, Umbria e Marche. Qualche rovescio potrà coinvolgere pure Abruzzo, aree interne di Lazio, Campania ed alta Puglia. Andrà meglio sul resto d’Italia.

La massa d’aria al seguito della perturbazione, sotto forma di venti tesi di maestrale e tramontana, porterà un calo delle temperature, sensibile su Alpi e regioni di Nord Est. Per questo motivo, sottolineano gli esperti di 3bmeteo, la neve cadrà sulle Alpi orientali anche sotto i 1000 metri; oltre i 1300-1500 metri sull’Appennino tosco emiliano e romagnolo.

Per l’avvio della settimana si prevede tempo instabile e molto fresco nei primi giorni su Nord Est, Appennino, medio Adriatico, Molise, Campania ed Alta Puglia con piogge e acquazzoni. La neve potrà cadere sull’Appennino settentrionale a tratti sin sotto i 1000 metri. Sarà perlopiù asciutto e soleggiato sul resto d’Italia. “Martedì 30 ci sarà una maggiore prevalenza di schiarite e le temperature saranno in contenuto aumento”, concludono da 3bmeteo.

A gioire dell’abbondanza di piogge e neve sono gli agricoltori: con la caduta di un terzo di precipitazioni in meno nel primo trimestre dell’anno, il ritorno della neve sulle montagne è importante per ripristinare le scorte idriche, ma i violenti nubifragi accompagnati da grandine che si sono abbattuti a macchia di leopardo hanno provocato pesanti danni nelle campagne provate da un lungo periodo di siccità. E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti sugli effetti dell’ultima ondata di maltempo che si è esteso dopo aver colpito frutteti, vigneti, ortaggi e cereali delle regioni del Nord, dalla Lombardia alla Liguria, dal Veneto al Friuli.

Le precipitazioni sono importanti in questa fase – sottolinea la Coldiretti – per ripristinare le scorte di neve e acqua sulle montagne, negli invasi, nei laghi, nei fiumi e nei terreni, per gli usi civici e per lo sviluppo primaverile delle coltivazioni. Ma a provocare danni sono i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente. In particolare molto pericolosa è la grandine perché i chicchi che si abbattono sulle verdure e sui frutteti spogliano le piante compromettendo i raccolti.

A preoccupare – aggiunge la Coldiretti – è anche il vento forte che abbatte serre e danneggia le piante da frutto. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.  (Fonti: Ansa, 3bmeteo)