Napoli, eruzione Vesuvio: la mappa dei quartieri a rischio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Aprile 2015 14:28 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2015 14:28
Napoli, eruzione Vesuvio: la mappa dei quartieri a rischio

La mappa del Mattino

NAPOLI – Napoli entra ufficialmente nella mappa del rischio vulcanico, fra Vesuvio e Campi Flegrei. Dopo l’approvazione delle due zone rosse, spiega Franco Mancusi sul Mattino, sono stati definiti i quartieri che, in caso di eruzione, sarebbero esposti a riflessi, seppure secondari.

Il varo della zona gialla, come è definita, è avvenuto un mese fa, ma solo venerdì 3 aprile la giunta regionale della Campania ha ratificato il piano della zona dei Campi Flegrei, dopo un lungo confronto con il dipartimento nazionale della Protezione Civile.

Ecco che cosa comprende, come spiega Mancusi:

“Oltre a sei Comuni dell’hinterland occidentale (Calvizzano, Casavatore, parte di Marano, Melito, Mugnano, Villaricca) nel perimetro della zona gialla saranno inseriti 24 quartieri del capoluogo, in pratica l’intera città di Napoli, tranne Ponticelli e i quartieri che fa parte della zona rossa vesuviana”.

L’assessore regionale alla Protezione civile, Edoardo Cosenza, ha spiegato al Mattino:

“In questo modo si completa il cerchio del piano di sicurezza che negli ultimi anni abbiamo cercato di realizzare con il contributo determinante delle amministrazioni locali. Ora non vi saranno più alibi, tantomeno equivoci e motivi di confusione per lavorare, tutti insieme, all’impegnativo programma di prevenzione del rischio vulcanico».

Nella zona rossa dei Campi Flegrei, oltre ai Comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, in parte Giugliano e Marano, sono già inseriti i quartieri occidentali di Napoli, da Bagnoli e Agnano a Soccavo e Pianura, a Fuorigrotta, Posillipo, Vomero, Arenella, in parte Chiaia e San Ferdinando.

Ma, spiega il Mattino,

“mentre per i Comuni inclusi nella zona rossa le conseguenze, in caso di eruzione, sarebbero disastrose (colate laviche, forti terremoti, deformazioni del suolo, flussi piroclastici, nubi ardenti), per i comprensori circostanti, che comprendono oltre un milione di persone, i riflessi di una possibile emergenza sarebbero secondari (ricaduta di cenere «asciutta», terremoti meno violenti, piogge acide, caos stradale, blocchi fognari, black-out elettrici)”.