Ambiente

Obama fa il bagno con la figlia nel Golfo del Messico: ora i turisti possono tornare

Il Presidente degli Stati Uniti ha fatto una nuotata nelle acque che bagnano le coste della Florida portandosi dietro una delle sue figlie perché, come lui stesso afferma, una grossa parte del petrolio fuoriuscito dopo l’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, gestita dalla British Petroleum (BP), sarebbe stata allontanata grazie ad un forte intervento di pulizia ed ora il turismo nella zona può tranquillamente riprendere.

La famiglia della Casa Bianca, infatti, ha trascorso il week-end di Ferragosto in una località turistica della costa, Panama City Beach, godendosi sia la spiaggia che il mare.

E’ la quinta volta che Obama visita la località marina della Florida dall’inizio della catastrofe petrolifera in merito alla quale è stato fortemente criticato dai suoi elettori, con conseguente caduta di consensi, perché il suo governo per troppo tempo avrebbe lasciato in mano alla BP la totale regia del disastro.

Tuttavia, gli interventi sulla causa della marea nera non sono ancora finiti anche se la fuoriuscita di petrolio, sulla quale si interviene da quattro mesi, dovrebbe essere definitivamente fermata a breve.

Il comandante incaricato dal governo USA per le operazioni di pulizia nel Golfo del Messico e responsabile del coordinamento della risposta alla marea nera, Thad Allen, ha infatti comunicato che dal prossimo martedì, ora che il tappo di cemento messo sulla parte superiore del pozzo principale in fondo all’Oceano e da cui usciva il petrolio si è solidificato ed è stabile, si dovrebbe cominciare a pompare cemento e fango anche dalla sua parte inferiore, ma non prima che i test in corso dicano se la BP sarebbe capace o meno di fronteggiare un eventuale accumulo di pressione nel pozzo.

L’esplosione della piattaforma di trivellazione Deep Water Horizon  ha provocato il più grave disastro ecologico della storia per mezzo del petrolio. Dal 20 aprile ad oggi, secondo le dichiarazioni ufficiali rese dalle autorità americane in accordo con la BP, si sarebbero riversati in mare circa 5 milioni di barili di greggio, cioè 780 milioni di litri, causando all’ecosistema danni incalcolabili.

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