Perché non bisogna mangiare le noci? 4 su 5 sono…

di Sergio Carli
Pubblicato il 7 Dicembre 2015 7:03 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2015 19:52
Perché bisogna mangiare poche noci? 4 su 5 sono import e...

Totò nei panni di fra Galdino che viveva di elemosina di noci. Oggi come farebbe?

ROMA – Perché  le noci sono finite nella lista nera degli ambientalisti e ora ci dicono che non si devono mangiare? Non perché fanno male alla salute, anzi, ma perché vengono da terre lontane e trasportarle fa male alla ecologia.

Non lo dice un gruppuscolo di verdi, ma la Coldiretti, che, anch’essa in cerca di un titolo sui giornali, ha inserito le noci nella sua black list, come ci informa Valentina Frezzato sulla Stampa di Torino. La lista nera riguarda i cibi da evitare a Natale e la Coldiretti l’ha stilata in occasione della Conferenza Onu sul clima di Parigi.

Certo qualcosa da ridire troverebbe Fra Galdino, il frate cappuccino, personaggio dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che viveva dell’elemosina delle noci. Eravamo nel ‘600, sono passati quasi 400 anni e i tempi sono cambiati, oggi le noci non sono più l’unico alimento nella dieta di molti italiani, sono uno sfizio, al termine di pasti in overdose di calorie.

E le noci non vengono più dai boschi dietro casa, chi le raccoglie più? costa troppo. Oggi, spiega Coldiretti,

più di quattro noci su cinque vendute in Italia provengono dall’estero”.

 

Gli italiani hanno scoperto che le noci fanno bene. Fanno bene al colesterolo e

“contengono un buon numero di minerali e sostanze benefiche come calcio, ferro, fosforo, rame e zinco. A fronte di un contenuto calorico importante di circa 600 kilocalorie ogni 100 grammi sono presenti anche le vitamine A, B2, B9 (Acido folico), C, F e P”.

Però oggi le noci, per arrivare sulla nostra tavola, percorrono migliaia di chilometri:  ne importiamo 35 milioni di chili da USA, Francia e Cile. Ne vanno migliaia di chili di petrolio, ne escono tonnellate di anidride carbonica.

Nella lista nera di Coldiretti non ci sono solo le noci, ma anche melograni, mirtilli, noci e salmone. Un chilo di ciliegie dal Cile, spiega Valentina Frezzato,  deve percorrere quasi 12 mila, consumando 6,9 chili di petrolio, con l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica. Un chilo dimirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11 mila chilometri, consumando 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica. Stessi numeri, più o meno, per l’anguria brasiliana (oltre 9 mila km, 5,3 chili di petrolio, 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo).

In alternativa, consiglia Coldiretti, meglio ripiegare su mele, pere, kiwi, uva, arance e clementine. Non solo fa bene all’ambiente globale ma anche alle nostre tasche: prodotti locali, costano dieci volte meno di quelli importati.

Per completare la lista nera, oltre a mirtilli, angurie e ciliegie, ci sono anche le more dal Messico (che noi d’estate lasciamo seccare nei cespugli), il salmone dall’Alaska, gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe, i melograni dalla Spagna e i fagiolini dall’Egitto.