Pfas, stato di emergenza in Veneto: 4 trentenni su 10 hanno colesterolo fuori norma

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 28 marzo 2018 12:24 | Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2018 12:24
Pfas. allarme inquinamento in Veneto: è stato d'emergenza

Pfas, stato di emergenza in Veneto: 4 trentenni su 10 hanno colesterolo fuori norma

VICENZA – L’inquinamento ad Pfas in Veneto ha portato alla proclamazione dello stato di emergenza in Veneto da parte del Consiglio dei ministri il 21 marzo e ora un rapporto del Piano di sorveglianza sanitaria attivato dalla regione ne mostra gli effetti: 4 residenti nell’area rossa su 10 con età di circa 30 anni hanno il colesterolo totale fuori norma.

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Il perfluorottansolfonico è un acido conosciuto col nome di Pfas che viene impiegato per usi industriali e che ha provocato un ingente inquinamento delle falde acquifere in Veneto, soprattutto nelle province di Vicenza, Verona e Padova. Dal 2013 la Regione Veneto si batte per richiedere provvedimenti al governo e il 21 marzo il Consiglio dei ministri si è riunito e ha dichiarato lo stato di emergenza e disposto la nomina di un commissario.

Una vittoria per Luca Zaia, governatore della regione che da tempo combatte per questo risultato. Pochi giorni dopo la dichiarazione, uno studio condotto dal Piano di sorveglianza sanitaria attivato in Veneto su un campione di 5212 giovani che vivono nelle aree rosse, e dunque più a rischio, ha portato dei risultati preoccupanti. Quattro giovani su 10 nati nel 1978 hanno valori di colesterolo totale fuori dalla norma, come evidenziato dalle analisi condotte dagli ambulatori specialistici di Endocrinologia e Cardiologia. Il Gazzettino riporta i dati del fenomeno emerso dalle indagini condotte attraverso esami medici e screening su un campione di 9757 persone delle oltre 84mila che vivono in aree a rischio:

“Rivolte ai nati fra il 1951 e il 2002, le analisi hanno riguardato intanto le classi dal 1978 in poi. Secondo il rapporto divulgato ieri da Palazzo Balbi, sono quattro i composti della famiglia Pfas con valori superiori alla soglia di rilevabilità che sono stati identificati in almeno metà dei residenti. Ma mentre i Pfos e i Pfhxs hanno presentato nel siero sanguigno una concentrazione di 4 nanogrammi per millimetro, e i Pfna hanno evidenziato un tasso di molto inferiore, i Pfoa hanno mostrato un dato mediano di 51,2, con picchi addirittura di 1.400 tra i ragazzi più grandi.

Ancora più rilevante è la distinzione per genere: 68 per gli uomini contro 38 per le donne, agevolate dal fatto di eliminare più velocemente le sostanze attraverso il ciclo mestruale. Significativa è poi la differenziazione per residenza: i dati più elevati sono stati riscontrati nei Comuni della sottozona A (come Lonigo e Montagnana), dove gli acquedotti inquinati erano localizzati sopra il plume di contaminazione della falda sotterranea, rispetto a quelli della sottozona B (come Legnago), dove invece prima dei filtri le condotte erano comunque situate all’esterno. «Questo riscontro suggerisce che, a parità di contaminazione dell’acqua potabile distribuita dall’acquedotto, anche la contaminazione dell’ambiente abbia avuto un ruolo nel determinare il carico corporeo di Pfas», sottolineano gli esperti della Regione”.

Questi sono i risultati relativi solo alla prima fase degli screening, sottolinea il Gazzettino nel presentare il rapporto, e ora scatterà una seconda fase di approfondimenti:

“Sotto la lente è finito soprattutto il colesterolo, per 2.061 giovani superiore a quota 190, mentre gli altri parametri hanno mostrato una quota fuori norma del 4-5%. Secondo il senatore Antonio De Poli (Udc) questi esiti «impongono di non abbassare l’attenzione e di far sì che vengano individuate delle soglie uniformi a livello europeo»”.

Il governatore Zaia, nel commentare la reazione del Consiglio dei ministri che ha finalmente riconosciuto l’esistenza e l’urgenza del problema dettato dall’inquinamento da Pfas, ha dichairato:

“Dico che il tempo è galantuomo. Ricordo che quando ho fatto la richiesta dello stato di emergenza per i Pfas, a settembre dello scorso anno, sono stato attaccato da mezzo mondo, dicendo che erano pure fantasie quelle di pensare ad un commissario e che il governo non l’avrebbe mai concesso. Vedo invece che ora la proposta che ho fatto è stata accolta, anche se ai tempi supplementari. Peccato, perché così si sono persi un sacco di mesi.

La notizia che il governo ha deliberato lo stato di emergenza – replica Zaia, che respinge al mittente le accuse del Pd di ritardi nell’invio dei documenti – è comunque un passo importantissimo per mettere la parola fine in tempi brevi a una tematica tanto delicata. Viene premiata la nostra lungimiranza nell’aver affrontato con assoluto rigore un problema sul quale il Veneto sta facendo scuola anche ad altre esperienze simili: siamo stati infatti i primi a porre dei limiti, quando ancora lo Stato non si era mosso, ponendo quelli più restrittivi al mondo per le acque potabili; abbiamo approfondito e intensificato le indagini anche epidemiologiche in materia per garantire la salute dei cittadini; stiamo sviluppando un nuovo sistema acquedottistico all’avanguardia.

Ora l’obiettivo – conclude il Governatore Veneto – è fare bene e fare in fretta, attraverso una struttura commissariale che ci permetterà di snellire le procedure, e quindi anche realizzare velocemente il nuovo acquedotto. Conto che, nel giro di un anno, noteremo già i primi benefici e in due o tre potremmo arrivare al completamento dell’opera, cosa che in condizioni normali implicherebbe un tempo almeno doppio”.