Pfas di nuova generazione trovati nel Po. Zaia: “E’ un caso nazionale”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 16 aprile 2019 13:57 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019 13:57
Pfas di nuova generazione trovati nel Po. Zaia: "E' un caso nazionale"

Pfas di nuova generazione trovati nel Po. Zaia: “E’ un caso nazionale”

VICENZA – Anche nel Po ci sono i Pfas, i composti chimici che hanno contaminato le falde acquifere di mezzo Veneto. Lo rendo noto l’Arpav (Agenzia regionale per la protezione ambientale) che ha riscontrato nel fiume la presenza di c604, ossia Pfas di nuova generazione. E il governatore del Veneto, Luca Zaia, evoca un caso nazionale: “Questa è la conferma che la questione Pfas interessa tutto il Paese, è una primaria questione ambientale nazionale”, ha detto precisando che la Regione Veneto sta predisponendo una segnalazione alle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte.

Che cosa sono i Pfas

E’ la sigla che sta ad indicare i composti perfluorurati, sostanze chimiche di sintesi che si usano per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, ma anche per produrre pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa: sono presenti anche in pitture e vernici, farmaci e presidi medici. 

I rilevamenti dell’Arpav

Le campionature sono state eseguite dall’Arpav dopo la contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova. L’inquinante era stato trovato in passato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo in sostituzione dei Pfas tradizionali. A marzo è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po in località Corbola con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi litro.

Il campionamento è stato ripetuto il 2 aprile scorso, confermando il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle. Considerato che, data l’ubicazione dei punti di campionamento, risulti pressoché impossibile che derivi dal sito inquinato nell’area dell’azienda Miteni, secondo l’Arpav il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro.

La stazione è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia. Una sostanza così poco utilizzata e di nuova generazione per essere riscontrata in queste quantità nel fiume più grande d’Italia, viene rilevato, fa supporre che si possano trovare a monte fonti di inquinamento importanti. Non essendovi limiti europei e nazionali, per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile Acque Venete ha già ordinato nuove batterie di filtri.

Zaia: “Ministero Ambiente agisca il più rapidamente possibile”

“E necessario che il Governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente, ponendo limiti zero – ha esortato Zaia – Invitiamo, quindi, il Ministero dell’Ambiente a muoversi sulla linea già tracciata dalla nostra Regione, agendo il più rapidamente possibile”. (Fonte: Ansa)