Piralide vade retro: come fermare la vorace farfalla che distrugge i Bossi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 settembre 2013 7:30 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 18:34
Piralide vade retro: come fermare la vorace farfalla che distrugge i Bossi

L’Ostrinia Nubinalis, la piralide, farfalla della famiglia dei lepidotteri (foto Wikimedia)

TORINO – Si chiama Ostrinia nubinalis, il suo nome “volgare” è piralide, ed è un lepidottero, un tipo di farfalla che sta minacciando gli antichi Bossi di Villa d’Agliè a Torino e di Villa Silvio Pellico a Moncalieri.

La piralide è una vera e propria piaga d’Egitto per gli appassionati di giardinaggio. L’allarme lo ha dato sulla Stampa Paolo Pejrone, architetto specializzato in giardini e progettazione paesaggistica.

“Povera Europa, ormai è la vittima di una preoccupante escalation di malattie: da quella dell’olmo, praticamente scomparso, a quella virulenta del cipresso, ormai stabilizzata ma all’inizio molto attiva e determinata; da quella del platano e dell’ippocastano alle palme (punteruolo rosso) all’ultima terribile, che ha falcidiato i frassini del Paese d’Albione”.

La piralide, piccola farfalla marrone, è devastante per la sua voracità che la porta a divorare foglie, germogli e cortecce delle piante sulle quali si annida. Pejrone spiega quali rimedi usare contro il proliferare della piralide. Li elenchiamo:

1. Distruggere manualmente le larve
2. Cercare su internet i prodotti chimici e biologici per eliminare la piralide nei vari stadi della sua evoluzione
3. Uno dei rimedi biologici è il Bacillo thuringiensis: se le voraci piralidi lo ingeriscono, muoiono paralizzate
4. Distrarre con trappole a feromoni sessuali le piralidi, allontanandole dai Bossi.

Pejrone fa una piccola “storia delle invasioni barbariche” della piralide:

“Arrivata dalle parti di Como nel 2011, si è diffusa in modo veloce e strategico sui Bossi dei giardini e delle nostre campagne. Queste poche righe vogliono essere d’avviso per i naviganti del giardinaggio: la piralide arriva silenziosa, si insinua tra le piante all’insaputa e in maniera subdola. L’invadente lepidottero deposita le sue uova sulle pagine inferiori delle foglie e in primavera le larve incominciano il saccheggio. Nascoste nella parte più interna della chioma, intessono la pianta con bozzoli biancastri e poi si trasformano in farfalle dalle ali chiare bordate di marrone.

[…] Trasportata in Germania nel 2007, pare dalla Cina, la piralide non è stata minimamente contrastata e si è rapidamente diffusa. Come purtroppo spesso accade, si è sottovalutato il pericolo: perfino i grandi saggi dell’Organizzazione europea per la protezione delle piante, in assenza di sollecitazioni dei Paesi europei colpiti, hanno deciso di cancellare il nemico del Bosso dalla lista d’allerta. E così, in territori ricchi di bossi secolari come in nessun’altra parte del mondo, non ci sono divieti, né adeguati controlli, per monitorarne la diffusione e per contrastare incauti importatori.

La resistenza all’assedio della piralide è affidata dunque alle nostre sole forze. Velocissima nella sua evoluzione da uovo a farfalla, va bloccata immediatamente e in modo differente secondo l’età. Penso che possa essere abbastanza facile per i Bossi dei giardini e dei vecchi parchi. Impossibile, credo, per quelli in natura. Temo una strage per quelli della Val Roja, per quelli rigogliosi e caparbi che crescono nei boschi tra Vernante e Limone Piemonte, per quelle non rare «stazioni» che costellano un’Italia ricca di risorse botaniche ma nello stesso tempo delicata”.