Rifiuti Malagrotta, Co.la.ri. e Giovi: sugli interventi di Arpa facciamo ricorso al Tar

Pubblicato il 12 Novembre 2010 19:35 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2010 20:43

”La richiesta di Arpa di procedere ad interventi di messa in sicurezza è stata tempestivamente impugnata davanti al TAR”. Lo hanno annunciato in una nota congiunta il presidente della Co.La.Ri., Manlio Cerroni, e l’amministratore della Giovi, Francesco Rando, in merito al presunto inquinamento delle acque circostanti la discarica di Malagrotta. Nella nota si sostiene che ”non esiste, ad oggi, neppure una remota possibilità che i dati diffusi siano imputabili alla discarica” stessa e che ”le sostanze inquinanti delle quali si lamenta la presenza (ferro, manganese, nichel ed arsenico) sono metalli riferibili alla natura geologica dei luoghi e non ad attività antropiche”. Cerroni e Rando hanno ricordato come ”il problema è da tempo oggetto di specifico approfondimento da parte di una Commissione di cui fanno parte istituzionalmente il Comune e la Provincia di Roma, la Regione Lazio, l’Arpa e la Asl competente per territorio”.

Nel comunicato viene ribadito che ”la discarica di Malagrotta si estende per complessivi 160 ettari ed è completamente isolata rispetto al territorio circostante da un diaframma plastico, il polder, che la circonda perimetralmente per un lunghezza di circa 6 chilometri ed è costituito da pannelli di materiale impermeabile, che si intestano nel substrato di argille plioceniche”. Negli anni questo diaframma ”è stato sottoposto a numerose indagini per verificare l’efficienza. Lo studio più recente, condotto nel 2009 dal CITCA della Sapienza, Università di Roma, ha eseguito verifiche fisiche, chimiche e con traccianti, giungendo alla conclusione che non esistono elementi che facciano anche solo ipotizzare delle perdite dall’interno dell’area di discarica verso l’esterno”. Le due societa’ hanno annunciato di aver dato incarico ai loro legali di ”promuovere ogni opportuna azione a propria tutela nei confronti di tutti i soggetti pubblici e privati che abbiano contribuito alla arbitraria diffusione delle notizie di cui e’ caso”.