Maxi-traffico di rifiuti tossici, una “Ragnatela” tessuta grazie a un poliziotto

Pubblicato il 16 luglio 2010 18:02 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2010 19:38

”Sensibilità e attenzione per l’ambiente” è lo slogan che compare sul sito internet della Eco Service srl di Corridonia (Macerata). La discarica ‘Senesi srl’ di Colli dell’Asola di Morrovalle invece è stata la prima, nelle Marche, a ottenere la certificazione ambientale Emas. Ma secondo i carabinieri del Noe e la procura di Napoli è attorno a questi due impianti modello, sorti fra il 1988 e il 1989, che si dipanava la ‘Ragnatela’ (nome in codice dell’operazione) di un maxi traffico illegale di rifiuti. Un fiume di 100 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi provenienti dal sud, che fra il 2005 e il 2009 sono stati smaltiti in discariche pubbliche dopo essere stati fintamente ‘ripuliti’ nell’impianto di inertizzazione di Corridonia, e declassificati.

Un giro d’affari da 5 milioni di euro, scoperto dai carabinieri del Nucleo per la tutela dell’Ambiente di Ancona grazie ad un controllo nella discarica di Casoria (Napoli). Trenta gli indagati e 11 le ordinanze di custodia cautelare (nove gli arresti) firmate dal gip di Napoli per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti alla truffa aggravata, dalla corruzione all’accesso abusivo ai sistemi informatici.

Fra gli arrestati, Pietro e Giordano Palmieri, padre e figlio di 62 e 35 anni, che gestiscono la Eco Service, i loro collaboratori Gianfranco Bernabei, 67 anni, e il nipote Adriano, 55, il legale rappresentante della ‘Senesi srl’ Rodolfo Briganti, 51 anni, e un tenente della polizia provinciale di Macerata, Marcello Cioppettini, 63 anni. Agente di Pg presso la procura maceratese, Cioppettini era la ‘talpa’ che in cambio di denaro forniva a Pietro Palmieri notizie coperte da segreto istruttorio per sviare le indagini.

I fili della ragnatela convergevano sulle Marche da varie regioni italiane. Accompagnati da formulari, certificati e registri di carico e scarico falsificati, transitavano dalla Eco Service per essere trattati, ma solo sulla carta, scarti delle Raffinerie di Gela spa, rifiuti dell’Ama spa di Roma o di un sito dismesso di Colleferro. Melme, terre e rocce da scavo, fanghi industriali, filtri, ceneri pesanti, polveri di caldaia. Miscele micidiali, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo e idrocarburi, che avrebbero dovuto essere smaltite dopo un costoso trattamento di neutralizzazione.

E che invece, per assicurare un surplus di guadagani alla banda, finivano senza alcuna precauzione in discariche compiacenti. A Morrovalle, ma anche nella discarica ‘Bleu’ di Canosa di Puglia (Barletta-Trani-Andria) e perfino in Germania, nella discarica Wev di Dresda. Per l’accusa i gestori degli impianti erano perfettamente consapevoli di accogliere carichi incompatibili con le loro autorizzazioni, e così le dieci aziende di autotrasporto coinvolte.

In quattro anni l’Eco Service (ora finita sotto sequestro) avrebbe risparmiato 90 mila euro sull’ecotassa dovuta alle Regioni Marche e Puglia, pur vantando fra i propri clienti gruppi industriali, banche e amministrazioni pubbliche di primo piano. Complessivamente, il valore dei beni sequestrati all’organizzazione, incastrata anche grazie alle intercettazioni telefoniche, ammonta a 20 milioni di euro. Ancora tutto da calcolare invece il danno potenziale alla salute dei cittadini.