Oceani più caldi, pesci più piccoli. Entro il 2050 “ristretti” del 20%

Pubblicato il 1 ottobre 2012 11:03 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 11:03

ROMA – Entro il 2050 avremo pesci extrasmall? Secondo uno studio dell’università canadese British Columbia pesci e molluschi sono destinati a “restringersi” fino al 20% della loro taglia. Riscaldamento degli oceani e minore quantità di ossigeno nelle acque per l’inquinamento, sono le cause del fenomeno per ora soltanto simulato e non del tutto accertato.

Le osservazioni dei ricercatori si sono basate su oltre trent’anni di studi del professor Daniel Pauly che sulla base delle stesse premesse teorizzò le tragiche conseguenze sena mai ottenere dati certi e convincenti a sostegno delle proprie valutazioni. Lo studio pubblicato sulla rivista britannica Nature Climate Science ha analizzato le risposte ai cambiamenti climatici di oltre 600 specie di animali marini.

Il gruppo di ricercatori coordinato da William Cheung è riuscito a portare a termine il lavoro del Dott. Pauly elaborando un modello in grado, per la prima volta, di valuare il contributo dei singoli fattori alla “riduzione” dei pesci, così da poter ipotizzare possibili scenari futuri.

I dati prevedono che entro il 2050 la taglia di pesci e molluschi perderà un peso compreso tra il 14% e il 24%. Il fenomeno dovrebbe colpire in particolare le popolazione marine delle aree tropicali e temperate, mentre sarebbe molto più attenuta nelle regioni fredde. Come spiegano gli stessi ricercatori, lo studio suggerisce che gli effetti dovuti alle incontrollate emissioni di gas serra sugli ecosistemi marini possano essere molto più gravi di quanto ritenuto finora.

Resta da vedere se madre natura reagirà come ipotizzato dagli scienziati. E che impatto avrà il fenomeno sulla scarsità dei beni alimentari.

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