Roma sporca, ma raccolta differenziata al 38%. Ama e Atia-Iswa: “Leader in Europa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 ottobre 2014 10:59 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2014 11:01
Roma sporca, ma raccolta differenziata al 38%. Ama e Atia-Iswa: "Leader in Europa".

L’impianto Ama di trattamento rifiuti a Rocca Cencia (LaPresse)

ROMA, 23 OTT – Incredibile a Roma: con il 38% di raccolta differenziata sarebbe fra le capitali d’Europa leader nella differenziazione dei rifiuti. Cassonetti stracolmi, strade sporche, popolarità del sindaco Ignazio Marino ai minimi (20%), eppure, secondo i dati di Atia-Iswa Italia, Roma sarebbe seconda solo a Berlino nella differenziata. Dall’analisi fatta su sei capitali europee (Roma, Berlino, Vienna, Parigi, Londra e Madrid), verrebbe fuori questa classifica:

Berlino 42% di raccolta differenziata
Roma 38%
Londra 34%
Vienna 33%
Madrid 17%
Parigi 13%

Oltre a questo dato, ce ne sarebbe un altro confortante: i romani e gli italiani pagano una tariffa più bassa rispetto a inglesi, francesi e tedeschi. Certo, si potrebbe obiettare, ma ottengono un servizio ben diverso. Paolo Foschi sul Corriere spiega i perché del “paradosso di Roma”, città che pur passando da un’emergenza rifiuti all’altra sta avanzando nella differenziata:

“Gli italiani pagano mediamente una tariffa rifiuti più bassa rispetto a tedeschi, francesi o inglesi. E nella raccolta differenziata Roma si trova avanti alla maggior parte delle Capitali europee. Sono questi due dei dati – abbastanza sorprendenti considerate le bollette pagate dai romani e la condizioni dei cassonetti spesso stracolmi – emersi oggi, giovedì 23 ottobre, nel corso della prima giornata dei lavori del convegno organizzato al Gianicolo dall’Ama, l’azienda municipalizzata della nettezza urbana, insieme Atia-Iswa, l’associazione dei tecnici ambientali, per mettere al confronto le esperienze di Roma, Madrid, Berlino, Londra, Parigi e Vienna.

«A Roma tre persone che vivono in un’abitazione di 100 metri quadri mediamente spendono in totale all’anno 378 euro» ha spiegato Daniele Fortini, amministratore delegato e presidente di Ama nominato dal sindaco Ignazio Marino per risollevare le sorti dell’azienda dopo gli scandali avvenuti sotto la gestione Alemanno, a cominciare dal proliferare di funzionari assunti con mega-stipendi senza concorso. «Quindi, ogni romano spende 30 centesimi al giorno per avere garantita la pulizia delle strade, lo svuotamento dei cestini, la raccolta dei rifiuti, quella differenziata, gli impianti di trattamento e il trasporto – ha aggiunto Fortini -. In Germania e Austria si spende tre volte tanto, in Francia il doppio. Non spendiamo tantissimo per questi servizi rispetto ad altri Paesi europei, vorremmo provare a fare spendere ancora meno e aumentando la qualità». Un capitolo doloroso, per i romani, con la bolletta che anche nel 2014 è aumentata di quasi il 5%, a fronte di continui disservizi registrati nella raccolta dei rifiuti e nella pulizia delle strade. Secondo i sindacati, peraltro, all’orizzonte c’è il rischio di nuovi rincari.

A Roma fra l’altro la percentuale di differenziata dovrebbe arrivare al 50% entro la fine dell’anno e poi dovrebbe salire ancora con l’estensione del servizio nel 2015 a tutti i quindici Municipi della città, rispetto ai dieci in cui sarà attivo il servizio porta a porta entro fine dicembre.

Perché allora Roma è così sporca rispetto alle altre città, pur essendo più virtuosa nella raccolta dei materiali? Come ha spiegato Daniele Fortini in un’intervista al Corriere della Sera, la Capitale sconta la mancanza di impianti, che costa alle casse aziendali ( e quindi dei romani) fra i 160 e i 170 milioni di euro all’anno di spese per mandare fuori dalla Regione circa 1,1 milioni di tonnellate di rifiuti, che quando saranno pronti gli ecodistretti potranno invece essere trattate e valorizzate da Ama stessa, con beneficio economico per l’azienda stessa”.

Questi i numeri di Roma e delle altre capitali, resi noti durante il convegno organizzato da Atia-Iswa Italia e Ama:

Per quanto riguarda Roma, Ama serve un bacino di persone che sfiora i 3 milioni,
per una produzione di rifiuti pari a 1.775.000 di tonnellate all’anno (610 kg a testa).
A quel 38% di differenziata,
l’11% è composto da rifiuti organici
e il 27% si avvia al recupero di materia (vetro, carta e cartone, plastica e metallo).
Il modello è quello della divisione in 5 categorie che entro fine anno dovrebbe arrivare a servire quasi 1,9 milioni di abitanti, e al 2015 tutta la città.
Il costo per la raccolta e il trattamento della differenziata è pari a 130 milioni.

Berlino, tra le città esaminate, è prima per differenziata con il 42%.
In Germania per legge è vietata la discarica (qui finisce soltanto uno scarto di residui).
Il 33% dei rifiuti viene incenerito con recupero energetico.
La produzione sfiora 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno (442 kg a testa).

Parigi e Madrid non brillano per la raccolta differenziata:
la capitale francese infatti si ferma al 13% (di cui 12,7% va in discarica)
e il 67% va ad incenerimento, e una produzione annua pari a poco più di 2,5 milioni di tonnellate (440 kg pro capite);
a Madrid la differenziata arriva al 17%,
il 39% dei rifiuti finisce in discarica
e poco più del 26% si avvia all’incenerimento,
ma in questo caso la produzione all’anno è piuttosto bassa arrivando a 1 milione di tonnellate (377 kg a testa).

A Londra (anche se i dati non sono rappresentativi di tutte le aree) la differenziata è del 34%,
con il 41% che va agli inceneritori con recupero di energia e il 25% in discarica.

A Vienna la raccolta differenziata è al 33%,
e il 67% va in impianti di trattamento termico;
la capitale austriaca produce poco più di un milione di tonnellate di rifiuti (599 kg a testa).

Una controprova per Roma arriverà dalla pubblicazione dei dati Ispra (Istituto superiore per la ricerca ambientale), che solo un anno fa davano la raccolta differenziata nella Capitale al 24,2%.