Scrubber, costosi e inquinanti. Ma dilagano nei centri storici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Luglio 2014 11:12 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2014 11:12
Scrubber, costosi e inquinanti. Ma dilagano nei centri storici

Scrubber, costosi e inquinanti. Ma dilagano nei centri storici

ROMA – Si chiamano “scrubber” e sono, di fatto un’alternativa alle canne fumarie per ristoranti e affini. Ma sono un’alternativa complessa visto che costano e inquinano di più delle normali e datate canne fumarie. Il punto è che gli scrubber, come scrive Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera, proprio per le emissioni sono fuorilegge. Eppure proliferano.

I motivi sono diversi. Innanzitutto gli scrubber occupano meno spazio delle canne fumarie. E per chi ha un ristorante in un vicolo del centro è un fattore decisivo. Specialmente se gli abitanti, come spesso succede, sono ostili alle canne fumarie. Il punto è che non risolvono il problema, anzi.

Scrive Ilaria Sacchettoni:

Qualcuno li ha eletti come scorciatoia ideale per ottenere lo status di ristorante in area monumentale laddove la canna fumaria esterna sia vietata o scoraggiata. E questo benchè inadatti a sopportare i ritmi intensivi di una ristorazione prolungata. Altri si sono convinti ad adottarli per ragioni che sfuggono. In procura, un’inchiesta recente del pubblico ministero Francesco dall’Olio, ha ricostruito che la sponsorizzazione dell’impianto si accompagnava a pressioni. E infatti. Il titolare di un esercizio commerciale del centro storico ha denunciato un tentativo di concussione dell’Azienda sanitaria locale che premeva per fargli adottare soluzioni alternative, presentandogli un consulente a suo dire risolutivo. Sull’accusa a questo punto dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari. 

La situazione è complessa. Perché sono molti gli imprenditori che scelgono più o meno spontaneamente la scorciatoia non economica degli scrubber. Con risultati inquietanti sul fronte della salute pubblica. Perché spesso questi impianti scaricano i rifiuti nelle acque fognarie.

Alcuni imprenditori, fra cui un noto ristoratore di piazza Farnese che, per sopravvivere ai divieti di condomini eccellenti (e nemici irriducibili della canna esterna), ha deciso di adottare l’impianto a carboni attivi. Scaricando nelle acque fognarie i residui tossici dell’impianto. Sanzionato dai carabinieri del Nas, il ristoratore è stato denunciato per inquinamento delle acque.
Va assai peggio ai residenti, tuttavia. Da piazza di Spagna a via delle Muratte. Dal Portico d’Ottavia a via della Croce: tutti denunciano gli effetti collaterali dei nuovi impianti. Il cui getto di vapore può intossicare violentemente.
Nel 2013, a un avvocato che vive a largo Argentina, sono stati diagnosticati sintomi da avvelenamento. Della sua vicenda si sono occupati gli uomini del commissariato Trevi Campo Marzio. Inutilmente: il getto di vapore è ancora al suo posto.

Ma come è possibile che impianti di questo tipo stiano prendendo piede. E’ una questione di vuoto normativo. Ancora il Corriere:

Va ricordato che, dal 2006, con le liberalizzazioni, è cambiata la normativa su ristoranti e locali. Al nulla osta che prima veniva rilasciato dalle aziende sanitarie locali si è sostituita la «Scia», la Segnalazione certificata di inizio attività. Parti. Dichiari. E se intossichi puoi essere multato ma intanto, ovviamente, le cucine sono aperte. E non è affatto detto che si perda la licenza. «L’imprenditore fa la certificazione on line di venerdì. Poi accende i motori e inizia a lavorare. L’ufficio commercio del I Municipio ha rinunciato a qualunque funzione di controllo, purtroppo. E questo si traduce in una serie di soprusi nei confronti dei cittadini» lamenta Viviana Di Capua, dell’associazione residenti del centro storico.