Siberia, disastro petrolifero, per Greenpeace come 30 anni fa con Exxon Valdez in Alaska

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Giugno 2020 9:24 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2020 9:24
Siberia, disastro petrolifero, per Greenpeace come 30 anni fa con Exxon Valdez in Alaska

Siberia, disastro petrolifero: fiume rosso di gas verso l’Artico (Greenpeace)

ROMA – “Si tratta di uno dei più grandi incidenti petroliferi nell’Artico e dimostra che il governo russo deve riconsiderare l’attuale modello di economia basato sui combustibili fossili e sull’abuso della natura”.

Così in una nota Greenpeace Russia commenta lo sversamento vicino Norilsk e nella penisola di Taymyr, nel nord della Russia, di 20 mila tonnellate di gasolio.

Greenpeace: come Exxon Valdez 30 anni fa in Alaska

Greenpeace valuta la portata di questo disastro analoga a quella dell’incidente della petroliera Exxon Valdez, avvenuto in Alaska 30 anni fa.

Lo sversamento, riferisce “sta contaminando oltre 20 chilometri di fiumi e si sta muovendo verso il mare, con lo spessore dello strato di prodotti petrolchimici che ha raggiunto i 20 cm”.

“I prodotti petroliferi – dice Greenpeace – sono fuoriusciti il 29 maggio, dopo il crollo di uno dei serbatoi in una centrale elettrica appartenente alla NTEC (una società del gruppo Nornikel nella città di Norilsk).

La procura ha avviato un’indagine penale sull’incidente.

Le barriere situate nel fiume possono raccogliere una piccola parte del gasolio fuoriuscito”.

La pandemia indebolisce la tutela dell’ambiente

E l’emergenza Covid 19, spiegano gli ambientalisti, contribuisce se possibile a rendere ancora più complicato una cambio di rotta sugli approvvigionamenti di energia.

Greenpeace, insieme ad altre ONG russe, ha elaborato un recovery plan verde.

In questo programma si stabiliscono i principi da utilizzare per il piano di ripresa nazionale dopo l’emergenza COVID-19, per implementare tecnologie rispettose del clima e per passare a un nuovo modello verde dell’economia russa che non dipende dai fossili.

Allo stesso tempo, Greenpeace teme che le misure di tutela dell’ambientale durante la pandemia verranno indebolite dallo Stato per favorire gli interessi delle grandi imprese, compresi i responsabili dell’incidente nell’Artico russo. (fonte Greenpeace)