Mobilità, ambiente, sviluppo: smart cities, le città intelligenti

Pubblicato il 30 Luglio 2011 8:00 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2011 18:00

MILANO – Sono le smart cities o, per chi mastica ancora poco inglese, le città intelligenti. Se ne parla in tutto il mondo e, da qualche tempo, l’onda lunga nata oltreoceano è sbarcata anche in Europa. Proprio per questo l’Unione Europea ha deciso di predisporre una serie di bandi ad hoc, preparandosi a stanziare centinaia di milioni di euro. L’ok al primo bando, da 80 milioni, è stato da poco ufficializzato e città come Torino, Parma o Genova intendono parteciparvi.

Gli aspetti attraverso i quali si misura l’intelligenza di una città sono tanti. I principali riguardano la mobilità (trasporto pubblico efficiente, uso di mezzi a basso impatto, aree pedonalizzate), l’ambiente (riduzione di emissioni e rifiuti, bonifica di aree dismesse, costruzione di edilizia sostenibile), economia e sviluppo turistico e culturale.

L’obiettivo principale, a medio termine, è quello di raggiungere una riduzione delle emissioni pari almeno al 40% entro il 2020, sviluppando poi entro il 2050 una “economia ad emissioni ridotte”. Al primo traguardo mancano ormai solo nove anni, le città coinvolte, entro quella data, dovrebbero essere 30 in tutto il continente. L’Unione Europea, nello scorso mese di giugno, ha sancito il via libera ufficiale al bando “Smart Cities and Communities”, che stanzia 80 milioni di euro per l’edilizia sostenibile e le reti energetiche intelligenti.

La corsa verso la realizzazione di smart cities (o di smart town, come sarebbe più appropriato chiamare i centri europei date le loro caratteristiche, così diverse dalle metropoli americane ed asiatiche) chiaramente interessa anche l’Italia. Torino, Parma, ma anche Genova, Bari, Catania e Palermo: sono solo alcuni dei nomi dei nostri comuni che hanno intenzione di diventare intelligenti. La strada da fare, chiaramente, è tanta soprattutto se si considera che nel nostro continente ancora nessuna città ha completato il percorso e può dirsi pienamente smart. Persino l’avanzatissima Amsterdam, capofila delle smart town, è da considerare un work in progress che ancora non ha espresso a pieno il suo potenziale, nonostante i cospicui investimenti e la fitta rete di grandi aziende (energetiche, ad esempio, ma non solo) coinvolte.

Sembra dunque legittimo, in chiave nazionale, chiedersi se le città italiane saranno all’altezza dell’ambizioso progetto. Per il gap iniziale in termini di infrastrutture e reti, innanzitutto, oltre che per la minore capacità italiana rispetto a concorrenti esteri di “fare rete”. Quella di Torino è la candidatura forse più interessante. A livello concreto si lavorerà su due fronti: mobilità sostenibile e riconversione energetica. I costi del sistema energetico cittadino, che ora ammontano a un miliardo e 600 milioni di euro, dovrebbero calare di 350 milioni all’anno; la transizione verso un’economia a basse emissioni sarà sostenuta, oltre che dalle istituzioni e dagli atenei, dalla partnership di colossi come Fiat, Siemens, San Paolo e Telecom.

Strategie diverse sta adottando Parma, città più piccola e con problematiche diverse rispetto a Torino. I fiori all’occhiello, per adesso, sono il potenziamento del trasporto pulito, con i nuovi mezzi ecologici, il car sharing e una fitta rete di “distributori d’energia” per auto elettriche, e il l’apertura di video sportelli virtuali in tutta la città, attraverso i quali è possibile rinnovare documenti e compilare moduli senza necessariamente affollare il centro della città e i corridoi degli uffici pubblici.

Metodi diversi per un obbiettivo comune: fare anche dell’Italia un Paese più smart.