Smog, Greenpeace contro gli allevamenti intensivi: “Inquinano più delle auto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Gennaio 2020 16:35 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2020 16:36
Greenpeace contro lo smog: allevamenti intensivi inquinano più delle auto

Milano nella nebbia (Foto archivio ANSA)

ROMA – Gli allevamenti intensivi inquinano più delle auto. Questa la denuncia di Greenpeace dopo l’emergenza smog lanciata nella Pianura Padana. L’associazione ambientalista ricorda come “il blocco delle auto sia un provvedimento utile a gestire l’emergenza, ma occorra intervenire in maniera strutturale sulle cause”.

In una nota Greepeace ha sottolineato come il settore dei trasporti sia da rivoluzionare, “abbandonando le auto private diesel e anche benzina e privilegiando trasporti pubblici, mobilità condivisa ed elettrica. Tuttavia sono urgenti anche interventi in altri settori, come quello della produzione di carne. Gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di inquinamento da polveri fini in Italia, responsabili dello smog più dell’industria e più di moto e auto”.

L’associazione fa riferimento ad uno studio dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), secondo il quale riscaldamento e allevamenti sono responsabili rispettivamente del 38% e del 15,1% del particolato PM 2,5 della penisola. In altre parole, lo stoccaggio degli animali nelle stalle e la gestione dei reflui inquina più di automobili e moto (9%) e più dell’industria (11,1%).

“Il settore allevamenti, negli ultimi 16 anni, non ha subito alcun tipo di miglioramento – osserva Simona Savini, campagna agricoltura di Greenpeace Italia – in termini di inquinamento da Pm: anzi è addirittura aumentato sia l’inquinamento del riscaldamento (che passa dal 15% del 2000 al 38% del 2016) che quello del settore allevamenti (dal 10,2% al 15,1% in sedici anni)”.

“Le misure prese dalle Regioni per tamponare l’emergenza di questi giorni sono palliativi se non si affronta la questione in modo organico” conclude Greenpeace che chiede “azioni strutturali, tra cui anche la riduzione dei capi allevati”. (Fonte ANSA)