Smog, auto sotto accusa. Ma al Nord la metà delle polveri sottili è prodotta da caldaie a legno e pellet

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 16 Gennaio 2020 9:45 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2020 12:44
pellet ansa

Il pellet (Ansa)

ROMA – La prima causa delle polveri sottili nel Centro-Nord del Paese non sarebbe il traffico automobilistico bensì il riscaldamento residenziale. E tra i combutibili utilizzati per scaldare le nostre case ci sono molti prodotti spacciati erroneamente come prodotti a bassa emissione: la legna, il pellet e la carbonella.

A confermare quanto dicono i critici delle misure blocca-traffico ci sono vari studi. Uno tra questi è di Life PrepAir, progetto della Regione Emilia Romagna su co-finanziamento europeo. Cominciato nel febbraio 2017 per trovare in sette anni soluzioni all’inquinamento dell‘intero Bacino del Po, lo studio ha evidenziato che in questa area del Paese il riscaldamento domestico crea il 55 per cento delle polveri sottili.

Lo stop alle auto, analizzando quindi quanto detto da Life PrepAir è solo un provvedimento tampone che finisce per togliere attenzione politica e risorse economiche a soluzioni di più ampio respiro. Anche perché il Pm10, ossia le polveri sottili, oltre che dalle emissioni delle nostre caldaie e dai tubi di scappamento delle auto sono presenti nell’atmosfera attraverso il deposito a terra dei gas di scarto delle auto e delle polveri prodotte dall’usura di freni e dei pneumatici. Queste si trasformano in emissioni di ossidi di azoto e ammoniaca che, dopo essere finite a terra, vengono rialzate continuamente dal passaggio delle auto. A dirlo era stata anche il direttore dell’Istituto sull’Inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr, Cinzia Perrino, in un’intervista pubblicata ieri. La stessa Perrino aveva detto che il blocco delle auto è poco utile aggiungendo che bisognerebbe invece fare in modo che diminuisca il numero complessivo delle auto in circolazione. 

Tornando ai combustibili per riscaldamento, nella sola Lombardia la “combustione di biomasse legnose” (ossia attraverso stufe a legna o a pellet e caminetti) vale per il 45 per cento nella dispersione di polveri sottili. I motori diesel contribuiscono solo per il 14 per cento. Le regioni centro-settentrionali, con la ferma delle auto più vecchie hanno avviato quindi un’operazione poco utile. 

Come scrive Corrado Zunino su Repubblica, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra – conferma che anche il 64 per cento delle emissioni di Pm2.5, ossia quelle che vengono chiamate polveri sottilissime, deriva proprio dal settore residenziale ed è riconducibile in buona parte alla legna.

Le Agenzie regionali per l’ambiente (Arpa) offrono un quadro della situazione che confermerebbe quanto detto finora. Come scrive ancora Repubblica, se analizziamo quello che avviene in Centro Italia, le massime concentrazioni di Pm10 si registrano nelle stazioni di rilevamento di Frosinone, “area dove la combustione della legna è forte”. I dossier di Arpa Umbria rivelano invece che a Città di Castello il contributo delle biomasse alle concentrazioni di particolato arrivi al 47,8 per cento.

Al Sud invece colpisce il dato della Puglia. In questa regione non ci sono stati sforamenti delle polveri sottili. Le massime concentrazioni di aerosol inquinante si avvistano però nel comune di Torchiarolo. Qui la prima fonte di emissione è proprio la combustione in stufe e caminetti.

Zunino conclude dicendo che ad oggi un combustibile ad emissione zero non esiste: “Pur essendo il caminetto suggestivo, bruciare legna non produce solo il pulviscolo insidioso di Pm10, ma anche Benzo(a)pirene, che fornisce alle stesse polveri nuova tossicità. Non esiste combustione casalinga a emissioni zero, ad oggi. Il metano non incide sulla nostra respirazione, ma allarga il buco dell’ozono. E il pellet, in crescita sul mercato visti i prezzi concorrenziali, a lungo è stata indicata come un’energia verde e come tale sovvenzionata”.

Fonte: Repubblica