Nello spazio tre satelliti, saranno i guardiani del clima sulla Terra

Pubblicato il 28 Giugno 2010 20:47 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2010 22:31

Cryosat

Si chiamano Goce, Smos e Cryosat i nuovi satelliti ”guardiani del clima” lanciati recentemente dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e stanno cominciando adesso a inviare a Terra i primi dati. Con i loro predecessori (ancora operativi) Ers-2 ed Envisat permetteranno di avere a disposizione dati senza precedenti per quantità, precisione ed omogenietà.  I loro dati forniranno la risposta piu’ attendibile alle grandi domande sull’ambiente, come quelle sui cambiamenti climatici e l’assottigliamento dei ghiacci. 

Goce. Lanciato il 17 marzo 2009, è il più anziano dei nuovi satelliti europei per l’osservazione della Terra. Costato 350 milioni di euro, ha una vita operativa di 20 mesi, è considerato ”la formula 1 dei satelliti” non solo per sua forma allungata che lo rende simile ad una freccia, ma perchè è un laboratorio dagli strumenti eccezionali, tra i quali il primo radiometro che abbia mai lavorato nello spazio, basato su 6 accelerometri ad altissima precisione. 

Smog. Lanciato il 2 novembre 2009, è la prima missione destinata a misurare la salinità degli oceani. Finora misure di questo tipo sono state raccolte solo attraverso i rilievi fatti localmente dalle navi, con il risultato di un quadro molro frammentario e non omogeneo. La novita’ di Smos è di poter rilevare i dati globalmente e con un unico srumento. Il satelite funziona sulla base di un concetto molto nuovo, ossia sulla possibilità di misurare la salinità attraverso le variazioni nella radiazione a microonde emessa dalla superficie del pianeta. Il satellite, i cui strumenti sono ancora in fase di validazione, permetterà così di studiare le grandi correnti oceaniche. Permetterà anche di ricostruire il ciclo dell’acqua alla luce dei cambiamenti eventualmente prodotti in esso dai cambiamenti climatici.

Cryosat. Lanciato l’8 aprile scorso, ha una vita operativa di 3 anni. Il suo compito è misurare lo spessore dei ghiacci nell’Artico e in Antartide con un dettaglio dieci volte maggiore rispetto a quello finora possibile. Lo farà grazie ai suoi altimetri di ultima generazione. Il satellite è attualmente in fase di validazione e solo nei giorni scorsi ha raggiunto la posizione ottimale nell’orbita prevista.