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Sterminio api per “salvarle” dal coleottero killer: morti 250mln di insetti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2014 11:21 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2014 11:21
Sterminio api per "salvarle" dal coleottero killer: morti 250mln di insetti

Sterminio api per “salvarle” dal coleottero killer: morti 250mln di insetti

ROMA – Il coleottero killer in arrivo dall’Africa minaccia gli alveari di Sicilia e Calabria. Per salvare il miele in Calabria si è deciso di bruciare le arnie: una soluzione che ha dato il via allo sterminio delle api, con 250 milioni di insetti morti in appena 3 mesi e 3600 alveari bruciati. Una soluzione inaccettabile per i produttori di miele che chiedono lo stop al ministero della Salute: “Non è aviaria o mucca pazza, il parassita si diffonde lo stesso“.

Cristina Salvagni su Repubblica spiega che contro l’invasione del coleottero Aethina tumida, che infesta gli alveari e mette a rischio le api, il ministero della Salute ha deciso di mettere al rogo le arnie infette. Una decisione che però ha scatenato la rivolta degli apicoltori:

“«L’eradicazione è una strategia distruttiva per l’apicoltura: non stiamo parlando di una malattia veterinaria con un virus trasmissibile all’uomo, come nel caso dell’aviaria o della mucca pazza, ma di un insetto che può sopravvivere anche fuori dall’arnia» lancia l’allarme Ermanno De Chino, proprietario a Ispica, in provincia di Ragusa, di un’azienda che produce e esporta sciami, 4 mila quelli venduti ogni anno dalla Finlandia al Belgio.

«I nostri prodotti non sono infestati ma da quando è scattata l’emergenza ci hanno cancellato tutti gli ordini. I clienti hanno paura del contagio e il divieto di spostare le api deciso dalla regione Sicilia per contenere la diffusione del parassita ci impedisce di portarle in zone indenni»”.

Il coleottero è stato avvistato per la prima volta lo scorso 5 settembre a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, e si è diffuso rapidamente in Sicilia e ora c’è il rischio concreto che arrivi anche in altre regioni, dall’Umbria alla Valle d’Aosta. Questo insetto infatti è in grado di stanare alveari anche a 20 chilometri di distanza, seguendo il loro odore:

“Se in Calabria sono settanta gli apicoltori che hanno fatto ricorso al Tar contro i roghi, dalla Valle d’Aosta all’Umbria si cerca il modo per tenere alla larga il coleottero. La sua diffusione nazionale comporterebbe infatti il blocco totale delle esportazioni: una catastrofe per i 50mila apicoltori e per il giro d’affari da 70 milioni di euro. Trovare una soluzione unitaria spetta al ministero della Salute ma nei vari vertici svolti sull’emergenza, l’ultimo ieri, si è deciso di proseguire con gli incendi, nonostante il parere contrario di allevatori e studiosi”.

Vincenzo Palmeri, docente di Entomologia agraria all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e che per primo ha individuato il coleottero, ha spiegato:

“«Il ministero continua a muoversi come se avesse a che fare con delle vacche e non con delle api: durante la mucca pazza abbatteva i capi di bestiame, ora distrugge gli alveari. Per carità, sta applicando il regolamento europeo che chiede la pulizia veterinaria ma per ora non è stata una tecnica efficace, le larve sono ricomparse. Secondo me non siamo di fronte a focolai sporadici ma al primo insediamento di una nuova specie invasiva e per questo l’eradicazione non funzionerà. Bisogna trovare il modo per conviverci, come già hanno fatto altrove»”.

In Canada e in Florida, dove il coleottero killer è arrivato 15 anni fa, le strategie di contenimento a base di trappole, e non di roghi, sembrano aver funzionato, spiega la Salvagni che scrive:

“E l’Associazione nazionale apicoltori italiani chiede che vengano prese in considerazione anche da noi. «Tenere sotto controllo la popolazione del parassita, limitando i danni all’alveare, è l’unica via da seguire — si legge in una relazione presentata al ministero — perché le procedure attuate in Calabria non hanno impedito che il coleottero si diffondesse ancora e il rilievo di nuove infestazioni non può mettere a rischio distruzione il grande patrimonio economico dei nostri alveari»”.