Taranto è la città meno verde d’Italia: 0,2 metri quadri pro capite

Pubblicato il 18 Novembre 2010 10:38 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2010 21:31

Centinaia di migliaia di bambini vengono sempre più privati di spazi fondamentali di verde e costretti a vivere in città e territori sempre più insani, squallidi e asociali. Il peggiore esempio è a Taranto, dove ogni bimbo ha a disposizione come “verde” uno spazio equivalente a una foglia di insalata (0,2 mq). Le cifre emergono dall’Atlante dell’infanzia in Italia, presentato oggi da Save the Children.

Tra i il 1998 e il 2006 la cementificazione del suolo ha raggiunti livelli altissimi in molte città italiane: in testa alla classifica Roma, con un incremento annuo di 336 ettari di suolo “impermeabilizzato”, per un totale di 23 chilometri quadrati di costruzioni; seguono Venezia, Parma, Milano, Taranto. Napoli, pur non essendo nella top ten, condivide tuttavia con Milano il primato di città per tre quarti della sua superficie ricoperta da cemento e costruzioni e priva di aree verdi attrezzate.

Il Nord spicca anche per gli elevati tassi di inquinamento dell’aria, anche in rapporto al resto d’Europa: Torino, Milano, Brescia, Padova, Modena, Bergamo, Pescara, Napoli, Venezia, Rimini e Reggio Emilia si segnalano non solo in Italia ma anche in Europa per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato, polveri sospese nell’aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma.

E in molte di queste città risultano oltre i livelli di guardia anche le concentrazioni di biossido di azoto. E se la citta’ peggiore per quantita’ di verde e’ Taranto, poveri di verde sono anche i bambini che vivono a Imperia, Savona, Lecco, Ascoli Piceno, Chieti, Crotone e Olbia che non possono contare su più di 5 mq di verde ciascuno.

Il primato in positivo, cioè di capoluogo di provincia ben al disopra della media nazionale per verde pro-capite (che è di 106 metri quadri per abitante), spetta invece all’Aquila con 2.787 metri quadri, i cui giovani abitanti tuttavia debbono fare i conti con le ferite aperte e lasciate dal terremoto.