Ci mangiamo la terra, ma nelle grandi città 5 milioni di case vuote

Pubblicato il 10 Ottobre 2011 11:17 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2011 11:17

ROMA – Ogni area libera è automaticamente edificabile, per questo in Italia “ci mangiamo la terra”. Costruiamo anche più del necessario, senza riguardo per il territorio e per le esigenze. Basta qualche numero: in Italia negli ultimi 10 anni sono stati costruiti 4 milioni di alloggi ma solo nelle grandi città ce ne sono 5 milioni e 200 mila vuoti. La provincia di Torino ha appena approvato un regolamento rivoluzionario in Italia: il contenimento del consumo di suolo. In altre parole, un terreno libero non va in automatico ricoperto di cemento.  “Il consumo di suolo è la grande emergenza del nostro Paese”, spiega il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta. “Io non sono un talebano, ma non si può più consumare il futuro”.

A partire dal 2000 i Comuni hanno avuto la licenza di svendere il territorio e con i ricavi risanare i bilanci. In altri Paesi la questione è stata affrontata con serietà. In Germania hanno promesso di dimezzare i 60 ettari consumati quotidianamente. In Gran Bretagna ogni anno il premier redige un documento che indica quanto terreno è stato consumato, come e perché. Lì per legge si costruisce per il 60 per cento su aree già edificate. In Italia? In un Paese a rischio idrogeologico il ministero dell’Ambiente non ha nemmeno un osservatorio.

Negli anni ’50 l’Italia aveva il massimo della superficie coltivata. Poi è arrivato il boom e con lui l’edificazione di massa che privilegiava il territorio pianeggiante, più fertile e delicato. Allo stesso tempi la montagna veniva abbandonata con un aumento dei boschi di 80mila ettari. E non è una buona notizia: la montagna senza manutenzione butta acqua che va dritta sulla pianura inflazionata. Inondazioni e alluvioni con cadenza regolare dimostrano a che punto è arrivata la tendenza italiana a “mangiare la terra”.