Ulivi del Salento condannati a morte da un batterio: 600mila da abbattere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Ottobre 2013 - 11:38| Aggiornato il 18 Marzo 2015 OLTRE 6 MESI FA
Ulivi del Salento condannati a morte da un batterio: abbattuti già 600mila

Ulivi del Salento condannati a morte da un batterio: abbattuti già 600mila

LECCE – Centinaia di migliaia di ulivi pugliesi sono stati condannati a morte dal batterio che li fa seccare. Sono già 600mila gli alberi da abbattere in Salento, ottomila gli ettari di uliveti contaminati, scrive Angela Balenzano sul Corriere della Sera. E il contagio rischia di espandersi, con danni per decine di milioni di euro. Se non si troverà una soluzione al più presto 60 milioni di esemplari in Puglia, tra cui cinque ultracentenari, rischiano la morte.

Per tentare di salvare gli ulivi pugliesi è al lavoro una squadra ministeriale di 40 esperti, compresi due americani. Il loro compito è capire come si trasmette il batterio Xylella fastidiosa, portato da alcuni insetti tra cui la cicala, e quindi limitare al Salento l’area del contagio.

Gli alberti contagiati dal batterio prima vedono la propria chioma disseccarsi, poi il legno scurirsi, e alla fine muoiono. Al momento la zona più colpita è quella intorno a Gallipoli. Qui hanno fatto un sopralluogo l’assessore regionale alle Risorse agricole, Fabrizio Nardoni, e il dirigente dell’osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario, che ha spiegato che la zona è ormai compromessa ed “è necessario contenere la malattia all’interno del focolaio o dell’area di isolamento”.

Per fare questo dovranno essere eliminati tutti gli insetti che portano il batterio. Le piante contagiate dovranno essere abbattute o curate, a seconda del grado di avanzamento della malattia. Gli ulivi sani dovranno invece essere sottoposti ad un trattamento di prevenzione.

Nardoni sottolinea che si tratta di un problema europeo. “Dobbiamo cercare di bloccare al più presto il fenomeno per evitare che si estenda oltre questa provincia e oltre regione”. Per questo sono già stati chiesti fondi ad hoc alla Commissione europea: “Basti pensare, ha detto Nardoni al Corriere della Sera, che l’intero fondo di solidarietà nazionale ammonta a 18 milioni di euro da spalmare su tutta Italia e che da solo non basterebbe, persino se utilizzato tutto, a risolvere la questione”.