Usa. L’esplosione del consumo di caffè dannoso per ambiente

Pubblicato il 16 Settembre 2015 13:39 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2015 13:39
Una piantagione di caffè

Una piantagione di caffè

USA, LAWRENCE – L’esplosione del consumo mondiale di caffè negli ultimi due decenni ha avuto conseguenze negative sull’ambiente in nazioni come come Colombia, Honduras, Guatemala, Brasile, Vietnam ed Etiopia, e al contempo non ha portato benefici economici agli agricoltori.

A dirlo sono i ricercatori dell’Università del Kansas a Lawrence, che hanno analizzato il modo in cui la produzione di massa ha impattato sui coltivatori e sull’ambiente. Nei Paesi della fascia equatoriale, la tecnicizzazione della produzione di caffè è avvenuta negli anni Settanta ed Ottanta per soddisfare la domanda crescente.

Questo processo ha reso i sistemi di coltivazione simili a quelli di frumento e soia: grandi campi soleggiati hanno preso il posto dei piccoli appezzamenti di terra all’ombra delle foreste, portando gli agricoltori a coltivare esclusivamente caffè.

La differenza, spiegano gli esperti, è innanzitutto nel consumo d’acqua: le nuove colture, dalla resa maggiore, hanno un fabbisogno molto più elevato, tanto che per una singola tazza di caffè si possono calcolare 140 litri di impronta idrica, ossia di acqua necessaria alla produzione.

Non solo: per far posto alle piantagioni è stata effettuata una massiccia deforestazione, che il Wwf alcuni anni fa ha quantificato in oltre 10 mila km quadrati solo in America centrale, con conseguenze anche sulla biodiversità. Al contempo, proseguono gli studiosi, il costante calo del prezzo della materia prima ha impoverito i coltivatori di caffè.