Obama: “Voglio subito sapere di chi è la colpa. Sicurezza prima del petrolio, fermate le trivelle”

Pubblicato il 30 Aprile 2010 8:27 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2010 17:57

Il presidente americano Barack Obama ha ordinato un’inchiesta che vada a fondo sull’incidente alla Deepwater Horizon e si aspetta di vederne i risultati entro 30 giorni. «L’industria del petrolio è importante per la sicurezza energetica degli Usa ma le trivellazioni offshore vanno fatte “in modo responsabile”», ha detto il presidente che oggi ha annunciato lo stop alle trivellazioni petrolifere in nuove aree fino a che non non ci sarà la certezza che possono essere condotte in modo sicuro.

Obama ha mandato ispettori sulle piattaforme petrolifere offshore per verificarne le condizioni di sicurezza. I massimi dirigenti dell’amministrazione, su ordine del Capo della Casa Bianca, hanno raggiunto la zona colpita dalla marea nera per coordinare tutti gli interventi e cercare di limitare i rischi di una catastrofe ecologica.

Janet Napolitano, ministro per la Sicurezza Interna, Ken Salazar, ministro dell’Interno e Lisa Jackson, responsabile della Enviromental Protection Agency, l’agenzia americana per la protezione ambientale, hanno sorvolato per un’ispezione l’aerea sulla parte del golfo del Messico coperta dall’enorme quantità di petrolio che minaccia le coste meridionali del Paese.

Il consigliere della Casa Bianca David Axelrod ha spiegato il cambio di rotta alla Abc: “Non é stata autorizzata né sarà autorizzata nessuna nuova trivellazione finché non scopriamo quel che è successo e se é successo qualcosa di unico e di prevenibile, ha detto Axelrod a Good Morning America.

Annullato il piano annunciato da Obama. Osteggiato dagli ambientalisti, il presidente Barack Obama aveva annunciato alcune settimane fa un nuovo piano di trivellazioni al largo delle coste atlantiche e del Golfo del Messico per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio straniero.

L’arrivo sulle coste. La marea nera della piattaforma petrolifera della British Petroleum è arrivata oggi a lambire le coste della Louisiana: i primi tentacoli di petrolio, le propaggini avanzate della gigantesca macchia di greggio fuoriuscita da un pozzo sottomarino del colosso britannico dell’energia, sono state avvistate al tramonto di ieri sulle coste del Delta del Mississippi in Louisiana. Il governatore della Lousiana ha decretato lo stato di emergenza. Dopo l’uragano Katrina la città di New Orleans è minacciata da una nuova catastrofe. Che certamente è stata in un primo momento sottovalutata: si parlava di 1000 barili al giorno di petrolio in mare quando in realtà sono ben 5000.

Più grave del 1989. La perdita dopo l’incidente della “Deepwater Horizon” si era rivelata giovedì cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro Exxon Valdez del 1989.

L’intervento di Obama. Il presidente Barack Obama, costantemente informato, ha ordinato la mobilitazione di «tutti i mezzi disponibili», inclusi quelli militari. Poi ha chiamato i governatori delle aree costiere a rischio: oltre alla Lousiana, il Texas, l’Alabama, il Mississippi, la Florida. I pescatori del Delta hanno passato ieri e stanotte a raccogliere gamberi prima che l’onda viscosa rosso-arancio del greggio li intrappolasse e li uccidesse tutti.

Un disastro ecologico incalcolabile. La marea nera potrebbe diventare il peggior disastro ambientale in decenni per gli Stati Uniti: a rischio sono centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto a traumi al passaggio dell’uragano Katrina. A New Orleans, la città devastata dal ciclone del 2005, ieri l’aria era diventata pesante per i vapori acri del greggio: sono stati effettuati test per verificare le denunce dei residenti che hanno intasati i centralini comunali e della protezione civile.

Problema politico. Per la casa Bianca, commenta oggi il Washington Post, la marea nera presenta un problema non solo ambientale ma anche politico: il presidente solo qualche settimana fa aveva dato vita a un impopolare, tra gli ambientalisti, programma di trivellazioni offshore. Le preoccupazioni dei verdi si sono i questi ultimi giorni rivelate fondate.

Obama chiama l’esercito. Obama ha promesso ai governatori ogni risorsa disponibile, Bobby Jindal, della Louisiana, ha chiesto fondi per mobilitare 6.000 uomini della Guardia Nazionale. Tocca a Bp, le cui azioni hanno perso ieri l’8 per cento sui mercati, in prima battuta contenere il disastro, ma ora che la marea nera ha toccato terra, le risorse private non bastano. Il governo americano ha detto di ritenere «responsabile» la British Petroleum per quanto accaduto. «Come affermato dal presidente e dalla legge», ha detto Janet Napolitano, ministro dell’Interno, «dovrà risarcire i costi dell’emergenza e delle operazioni di bonifica».

Marea inarrestabile: sulle coste l’80% del greggio. La marea nera nel Golfo del Messico “é inarrestabile, sulle coste si riverserà l’80% di greggio”, secondo quanto ha dichiarato Ezio Amato già responsabile del servizio emergenze ambientali in mare dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Quella della marea nera nel Golfo del Messico “é una tragedia in atto che durerà tantissimo ed è la prima volta al mondo che lo sversamento di greggio avviene a oltre 1.500 metri di profondità”, fa sapere Amato. Il pericolo, ha detto, è quello di “intaccare un ecosistema per lo più sconosciuto alla scienza in un ambiente che è un ‘eterno imperturbato’, dove non esiste né giorno né notte. Quindi si possono immaginare disastri incommensurabili che non sapremo mai”.