Vasto, capodogli morti di “embolia”: spaventati dalle petroliere

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2014 20:02 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2014 20:04
Vasto, capodogli morti di "embolia": spaventati dalle petroliere

Vasto, capodogli morti di “embolia”: spaventati dalle petroliere

VASTO (CHIETI) – Sono morti di “embolia” tre dei sette capodogli arenatisi sulla spiaggia di Punta Penna a Vasto, in provincia di Chieti. Probabilmente traumatizzati dai rumori assordanti delle attività petrolifere, i cetacei sarebbero ritornati troppo rapidamente in superficie. E’ la tesi sostenuta da Vincenzo Olivieri del Centro Studi Cetacei Onlus dopo che l’esame necroscopico ha rilevato tracce di gas nel sangue dei mammiferi. 

In sette sono finiti sulla spiaggia del porto di Vasto: tre di loro non ce l’hanno fatta. Erano tre esemplari di femmina, una era incinta. Secondo l’esperto a disorientare i cetacei potrebbe essere stato un trauma improvviso come quelli provocati dalle attività di prospezione con tecnica air-gun,una tecnica sismica di riflessione impiegata per individuare giacimenti petroliferi

La presenza di gas – spiega Olivieri – vuol dire che quanto accaduto potrebbe essere messo in correlazione con le attività di ricerca petrolifera. Tecniche come l’air-gun producono un rumore fortissimo che spaventa e disorienta i capodogli. Questo trauma porta i cetacei a una riemersione troppo rapida, la cui conseguenza è la permanenza di gas nei vasi sanguigni. È simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia in seguito a una mancata decompressione“.

Dalla necroscopia è emerso poi che uno dei capodogli morti era incinta:

“È una notizia sensazionale anche dal punto di vista della ricerca scientifica – ha osservato Olivieri – L’équipe che è al lavoro ha estratto da una delle tre femmine, un feto che si stima di 4/5 mesi. Sarà destinato al Museo del Mare di Pescara”.

I sette capodogli, che avrebbero perso l’orientamento nell’Adriatico, appartenevano a un gruppo già monitorato di recente davanti alle coste croate: si tratta di mammiferi molto grandi, di 3-4 metri di lunghezza per un peso che può arrivare alla tonnellata. Gli altri quattro esemplari sono stati liberati e trascinati in acque più profonde, mentre i tre sono morti sulla riva. 

(Foto Ansa)