“La vita morale degli animali”: le differenze comportamentali degli animali tra ratti altruisti e scimpanzè onesti

Pubblicato il 10 Novembre 2010 13:40 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2010 13:40

Charles Darwin dal canto suo l’ha sempre sostenuto: “la differenza tra le specie è una differenza per grado e non per qualità”. Con queste parole Marc Benkoff, professore di Ecologia e Biologia Evolutiva all’università di Colorado-Boulder, ha presentato il libro “La vita morale degli animali”. Berkoff ha spiegato che “il motto per la continuità evolutiva tra gli uomini e gli animali è: se noi l’abbiamo, allora anche loro ce l’hanno”, aggiungendo che “a definire noi e gli altri animali è una scala di grigi, mai il bianco e il nero. E’ buffo che siamo pronti ad accettare questa continuità in fisiologia e in anatomia, ma che non riusciamo ad accettarla in campo emotivo e morale”.

Il libro, che lo vede coautore assieme a Jessica Pierce, indaga la moralità degli animali: dal gorilla capace di compassione, agli astuti ratti e ancora pipistrelli che prestano volontariato e all’onestà degli scimpanzé. Cosa si intende dunque con moralità? “Definisco la moralità come un’insieme di comportamenti correlati e indirizzati verso gli altri, volti ad ampliare e regolare le complesse relazioni all’interno dei gruppi sociali”, ha spiegato Berkoff, sottolineando che sia d’accordo nel fatto che “non basti rilevare i comportamenti cooperativi o altruistici, altrimenti potremmo attribuire la moralità anche ad api e formiche”.

Dunque la moralità è virtù di quegli animali che “mostrano forme complesse di cooperazione. I requisiti minimi devono essere un certo grado di complessità sociale, la presenza di norme comportamentali stabilite, capacità cognitive avanzate, oltre che l’abilità di prendere decisioni basate sulla percezione del passato e del futuro” ha sottolineato lo scienziato, che sostiene l’impossibilità degli animali di attuare comportamenti malvagi.

Alcuni comportamenti peculiari?Mentre i ratti mostrano altruismo generalizzato, aiutando un ratto sconosciuto ad ottenere del cibo, le femmine di pipistrello aiutano le altre femmine nel partorire mostrando il modo corretto di stare appese. Il gioco rappresenta poi una dimensione importante della socialità, non solo umana ma anche animale, tanto che Benkoff ha spiegato: “Nel gioco onesto ci sono 4 regole fondamentali: chiedi se il tuo compagno vuole giocare, sii onesto, segui le regole e, se sbagli, ammetti l’errore. Quando i lupi giocano, si mordono, si montano, si spintonano, usano comportamenti che sono usati anche durante lotte e accoppiamenti. Perciò, visto che queste azioni possono essere mal interpretate, è fondamentale che gli animali siano chiari su cosa vogliono e cosa si aspettano”, tanto che tra i coyote l’infrazione delle regole comporta l’emarginazione dal gruppo.

Lo studio dimostra che tra moralità e socialità il confine è sottile, poiché “la moralità è un collante, è una strategia adattativa per la vita sociale: esiste quindi un legame stretto tra evoluzione morale e sociale. La mia ipotesi è che un’aumentata complessità sociale sia legata a comportamenti morali elaborati e ricchi di sfumature”, ha spiegato lo scienziato che suddivide i comportamenti legati alla moralità nel libro vengono suddivisi in tre categorie: la cooperazione, l’empatia e la giustizia, che “si manifesta in relazione con le specifiche aspettative sociali di una specie e di un individuo e non da standard universali. Quello che è giusto per uno scimpanzé non è detto che lo sia anche per l’uomo”.

Dalle ricerche appare che gli animali possono essere tanto morali quanto immorali, ” insomma anche tra loro ci sono le mele marce e i cittadini onesti – spiega Benkoff -. Ma voglio sottolineare che la maggior parte dei loro comportamenti sono di tipo cooperativo. Nonostante i documentari vogliono farci credere in una natura con i denti insanguinati, tra gli animali regna molto di più la collaborazione che la competizione. Alcuni studi sulle proscimmie hanno mostrato che il 93% delle relazioni sociali sono di natura positiva, mentre nei gorilla la percentuale sale al 95%”.

Insomma il mondo animale presenta un alto tasso di moralità, che forse supera anche quella dell’uomo, poiché incapaci di provare ‘malvagità’ così come noi la intendiamo: mentre l’uomo è un mammifero “dotato di n gran cervello, egocentrico, arrogante e invasivo”, gli animali che lottano per la sopravvivenza “non hanno il tempo e il lusso di essere così crudeli”.