Aids, il Nobel Barré-Sinoussi: “Scoperte valgono poco se i governi non ci aiutano”

Pubblicato il 23 Luglio 2011 16:28 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2011 16:28

ROMA – Nonostante grandi progressi della ricerca, non esiste ancora una cura definitiva contro l’infezione da Hiv/Aids, né un vaccino preventivo. La terapia antiretrovirale ha fatto passi da gigante nei trent’anni di storia di questa infezione, consentendo ai pazienti di vivere una vita “quantitativamente” normale, ma i farmaci vanno presi per sempre e non sono certo privi di effetti collaterali. E’ per questo che il mondo della ricerca continua a sondare altre strade, cercando spunti anche da quei gruppi di pazienti che mostrano un comportamento particolare quando esposti al virus dell’HIV.

A tal proposito il quotidiano Repubblica ha intervistato Françoise Barré-Sinoussi, che per la scoperta del virus ha ricevuto il premio Nobel per la medicina 2008, in condivisione con Luc Montagnier, e oggi è presidente della International AIDS Society.

“Come tutti gli scienziati del mondo bisogna continuare per contribuire al progresso scientifico. Ma bisogna ricordare sempre che se le scoperte degli scienziati non vengono implementate su vasta scala, stiamo tutti perdendo soldi e tempo per niente. E questo è inaccettabile. I governanti devono continuare a profondere il loro impegno per rendere disponibili le cure a tutti”.

“Bisogna iniziare la terapia appena possibile – dice la studiosa – ; gli studi hanno ormai dimostrato che trattando il paziente molto presto si riesce a ridurre la mortalità e c’è un netto beneficio anche per la società. Trattare precocemente gli individui con infezione da Hiv significa infatti abbattere il rischio di trasmettere l’infezione al partner. Ma questo naturalmente comporta la necessità di migliorare anche la parte diagnostica; bisogna cioè spingere la gente a sottoporsi al test per l’Hiv. Terapia precocissima significa infatti cominciare a trattare non appena si scopre la positività al test dell’Hiv. Senza aspettare che i linfociti CD4+ diminuiscano. Questa non è ancora una raccomandazione ufficiale delle linee guida, ma ho motivo di ritenere che lo diventerà presto. Per il momento, la decisione di avviare il trattamento subito dopo il risultato positivo del test è a discrezione del medico”.

A cambiare intanto è la tempistica dell’inizio del trattamento. Finora, la decisione sull’inizio della terapia antiretrovirale (Arv), si basava essenzialmente sulla risposta dell’organismo all’infezione; quando la conta dei linfociti T CD4+ scendeva sotto la soglia (arbitraria) delle 500 cellule per millimetro cubo, si dava avvio al trattamento. Ma alla luce degli ultimi studi presentati a Roma, al congresso mondiale sull’Aids (IAS 2011) appena concluso, le cose potrebbero presto cambiare.