Allarme Onda: “Il 15% delle neo mamme soffre di depressione post-partum”

Pubblicato il 1 Dicembre 2011 15:47 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2011 15:54

MILANO – Il 16% delle donne soffre di disturbi mentali durante la maternita’, con percentuali dal 10-16% al 14-23% in gravidanza e dal 10-15% al 20-40% dopo il parto. In quest’ultimo caso con possibili ricadute successive. Sono questi alcuni dei dati presentati oggi a Milano da Onda (Osservatorio nazionale salute donna), insieme alle nuove Linee guida su depressione in gravidanza e post-partum.

Per quanto riguarda la depressione post-partum, il 13% delle donne sperimenta un disturbo dell’umore gia’ durante le prime settimane dopo il parto, il 14,5% nei primi tre mesi postnatali, con episodi depressivi maggiori o minori, ed il 20% nel primo anno dopo il parto.

Non vanno dimenticati neppure gli episodi di maternity blues (50-80%, condizione fisiologica transitoria che dura circa 1 settimana, e che nel 20% dei casi sfocia in una depressione post-partum) o le psicosi post-partum (1 su ogni 1.000 parti).

”La gravidanza – commenta Francesca Merzagora, presidente di Onda – rappresenta per la donna un periodo di profondi cambiamenti fisici e psicologici. Molto importante e’ dare ascolto a cio’ che si prova dentro di se’, perche’ tristezza, sconforto e ansia possono trasformarsi in sintomi di depressione”.

Ecco perche’ Onda ha deciso di avviare il progetto di linee guida sul tema. A lavorarci sono stati numerosi specialisti e sei centri d’eccellenza di Milano, Torino, Pisa, Ancona,Napoli e Catania specializzati proprio sulla depressione materna. L’obiettivo e’ uniformare l’approccio diagnostico e di trattamento.

Il documento, rivolto a ginecologi, ostetriche, medici di base e neonatologi, e’ suddiviso in tre aree, prevenzione, diagnosi e trattamento, e sara’ inviato al ministero della Salute e ai centri di salute mentale. ”Vi sono alcuni fattori di rischio per la depressione nella maternita’ – aggiunge Claudio Mencacci, del Fatebefratelli di Milano – come conflitti, mancanza di supporto in famiglia, e violenze, e altri di protezione, come il lavoro”.