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Intervista ad Antonio Del Giudice: “Drogato di giornali, apro il Quotidiano d’Abruzzo”

Pubblicato il 2 Febbraio 2011 10:09 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2011 10:09

Antonio Del Giudice

PESCARA – Del Giudice, due anni fa era a Roma, ora si ritrova a Pescara punto e daccapo con la “droga” del giornale. Ma che le dice il cervello? Ha un’èta ormai…

“Il gusto di tornare sul luogo del delitto, innanzittutto. E poi, come si fa? Uno si droga di giornali per 40 anni e poi va in pensione al lungomare. No, non ce l’ho fatta. L’età? Chi lavora lo fa sempre, chi non lavora non lo fa mai”.

Adesso è di nuovo “sul pezzo”, con un quotidiano on line che è un giornale vero e con un settimanale che sta preparando. Come le è venuta l’idea?

“In Abruzzo ho tanti amici, che mi gratificano della loro stima. Mi sono detto e ho detto loro facciamo una Fondazione culturale, costruiamo un passaparola nuovo. Cinquanta, cento piccoli azionisti senza fini di lucro per fare una informazione diversa. Siamo in cinquanta e continuiamo a crescere. Il quotidiano on line sarà un ottimo viatico”.

E la hanno presa sul serio…

“Più di quanto mi aspettassi, per la verità… Mi ha soprattutto fatto piacere il clima favorevole, la fiducia di gente come Silvio Di Lorenzo, manager di prima grandezza. Mi ha stupito l’adesione a catena, come se io avessi scoperto l’acqua calda. Sono tornato da Roma dopo tre anni di pensione forzata ed era come se fossi partito il giorno prima”.

Aveva seminato bene, negli undici anni di direzione al “Centro”, forse. Che ne dice?

“Forse sì. Avevo cercato di fare un giornale dolce, con notizie e commenti senza sconti, ma senza massacrare nessuno. Io non credo che un giornale debba essere la gogna quotidiana per qualche malcapitato”.

La sua vecchia redazione, come l’ha presa?

“Penso bene. Due fra i migliori della mia vecchia squadra hanno affrontato l’avventura insieme a me. Le fasi della vita cambiano, adesso faccio un altro mestiere”.

Qualche recriminazione per come i suoi colleghi giornalisti la hanno trattata quattro anni fa?

“Ma per carità, nessuna. Si sono bevuti la favola di un Del Giudice affarista perché non mi conoscono. Fosse stata vera, pensi che avrei trovato cinquanta fra i maggiori imprenditori d’Abruzzo che mi affidavano la cassa e la faccia?”

Non la preoccupa affrontare i colossi dell’editoria globale, con la sua piccola 500?

“Me la gioco. Questo mestiere è fatto di idee e di uomini che le fanno camminare. Abbiamo testa e gambe. Truccheremo la nostra 500 e terremo la nostra strada, con il gusto di fare un bel viaggio”.

Come le è saltata in testa l’idea di mettere insieme il quotidiano on line e il settimanale di carta?

“Dieci mesi fa avevo le idee un po’ confuse. Mi hanno incoraggiato prima Marco Benedetto poi Mario Lenzi, che non ha fatto in tempo a vedere la novità. Peccato. Per più di vent’anni ho seguito i loro consigli e mi è andata bene, nonostante le trappole della vita. Alla faccia di chi mi vuol male. Posso dirlo?”.