E se Berlusconi volesse spingere il Pd a nominare Saviano segretario?

Pubblicato il 18 Aprile 2010 9:48 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2010 10:56

La saga Brlusconi-Saviano continua e comincia a stufare.

Non ci sarebbe più da parlarne, se non fosse per l’aspetto comico e paradossale di Silvio Berlusconi che attacca uno scrittore della sua casa editrice, la Mondadori, e lo scrittore, Roberto Saviano, che gli risponde da un giornale, la Repubblica, controllato dall’arci nemico di Berlusconi, Carlo De Benedetti, in modo tale che Repubblica, anche grazie alla eco sui siti internet, fa da involontaria ma validissima grancassa propagandistica per la Mondadori stessa.

Né si possono trascurare alcuni dettagli comici, come quello di Rosi Bindi, che sabato mattina, era il 17, ha aperto la direzione del Pd, il principale partito della sinistra, rivolgendo tre saluti di “vicinanza e solidarietà”: uno a Emergency, in favore della quale si è poi svoltauna manifestazione di solidarietà; un saluto per il Papa, Benedetto XVI, con la scusa che aveva compiuto 83 anni qualche giorno prima, scusa un po’ inconsistente, perché sarebbe stato preferibile o attaccarlo per la copertura data ai preti pedofili o difenderlo per gli attacchi non tutti disinteressati che solo la Chiesa cattolica sembra subire; il terzo saluto, visto che era Rosi Bindi, lo si sarebbe aspettato al terzo mistero di Fatima e invece è stato rivolto proprio a lui, Saviano, “vittima di gravi attacchi”  da Berluconi.

Così Rosi Bindi, che aveva rimpallato con classe l’infame battuta da cabarettista di Berlusconi alcuni mesi fa, è caduta a sua volta in questa vicenda che lascia un po’ perplessi, specie se si dà credito a voci che circolano a Roma secondo le quali nel Pd  intorno ad esso c’è chi penserebbe a Saviano come nuovo segretario del partito. Sembra proprio che Berlusconi sia più che fortunato, a meno non si voglia pensare che, avendo raccolto la voce nel pettegolaio romano, con la sua nota capacità di anticipare di almeno tre mosse gli avversari, Berlusconi non abbia premeditato tutto: attaccare Saviano per farne un martire (speriamo ardentemente solo morale), spingere il Pd, che sembra incarnare il verso di Dante della “nave senza nocchiero in gran tempesta”, a una scelta clamorosa che farebbe galleggiare gli orfani di Togliatti e Berlinguer dalle secche in cui sono finiti e che porterebbe  il partito verso ancor più luminosi orizzonti mediterranei.

All’origine della bagarre ci sono i giudizi pronunciati venerdì da Berlusconi sul supporto promozionale che serie tv come “La Piovra” e libri come “Gomorra” fornirebbero a mafia e camorra e affini.

Marna Berlusconi risponde a Saviano

Saviano ha risposto sabato su Repubblica, che domenica ospita la replica di Marina Berlusconi e figlia di Silvio, nella qualità di presidente della Mondadori e ovviamente la controreplica di Saviano.

Scrive Marina Berlusconi che la sparata del padre era “né più né meno che una critica” (….) “che può anche non essere condivisa ma che come tutte le opinioni è più che legittima”.

Marina Berlusconi è d’accordo con il padre, perché pur sapendo “quanto abbia pesato e pesi l’omertà nella lotta alla criminalità”, “certo una pubblicistica a senso unico non è il sostegno più efficace per l’immagine del nostro Paese”.

Come presidente della Mondadori, spiega poi Marina Berlusconi, “non posso tacere”.”La Mondadori è in capo alla mia famiglia da venti anni. In questi venti anni abbiamo sempre assicurato, come è giusto e doveroso, secondo il nostro modo di intendere il ruolo dell’editore, il più assoluto rispetto delle opinioni di tutti gli autori e le loro libertà d’espressione. A cominciare da una collaborazione , che mi è parsa reciprocamente proficua con Roberto Saviano”.

Marina Berlusconi garantisce che la Mondadori continuerà a fare le scelte che ritiene più opportune, rivendicando di costituire un “bell’esempio di dialettica democratica”:”mi pare che Saviano non risca a distinguere una critica da una censura”.

Saviano è un po’ in un angolo, non può non riconoscere la libertà della casa editrice, e per uscirne pontifica: “Ma la libertà va difesa, raccolta, costruita nell’agire quotidiano di tutti coloro che lavorano e vivono in un’azienda. E’ a questi che mi sono rivolto e dai quali mi aspetto una presa di posizione in merito alla possibilità di continuare a scrivere liberamente. Non può che stupire però che un editore non critichi, bensì attacchi lo stesso prodotto che manda sul mercato”.