Crisi, fuga dagli ospedali: gli italiani risparmiano sulla sanità

Pubblicato il 9 Giugno 2010 16:26 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2010 16:26

La crisi, quella reale, ma anche la paura delle difficoltà economiche, fa curare di meno gli italiani, che rinunciano o rinviano alcune prestazioni sanitarie e dichiarano di aver speso più di quanto avvenuto in passato. E’ lo spaccato della sanità ai tempi della manovra, che emerge da uno studio del Censis presentato in occasione del congresso nazionale dell’Anaao Assomed.

Il 39% degli italiani, ha spiegato Ketty Vaccaro, responsabile del Welfare e Salute del Censis, ha dichiarato di avere speso nel 2009 di più rispetto agli anni precedenti, con una percentuale che sale al 52,4% nelle fasce socioeconomiche più basse del Paese. A fronte di questo maggior esborso, però, il 18,2% degli italiani ha dichiarato di aver dovuto rinunciare a cure proprio per motivi economici, quota che sale al 39,8% fra chi ha redditi più bassi.

In particolare, i dati segnalano che a fronte della metà degli italiani che hanno lasciate invariate le loro spese sanitarie, una quota quasi corrispondente le ha aumentate (molto l’11,5%; abbastanza il 27,5%; poco soltanto l’8,3%). Il 20,8% ha rinunciato ad acquistare farmaci di tasca propria, percentuale quasi doppia (37,8%) nelle fasce a basso reddito.

La conseguenza, ha sottolineato Vaccaro, è quella di essersi appoggiati maggiormente sul servizio pubblico, a costo di aspettare anche lunghe liste di attesa: si è comportato così il 35,1% degli intervistati (dato nazionale) e il 51,9% fra le fasce più deboli. “Appare chiaro che la crisi economica ha fatto sentire la sua morsa fra i cittadini, effetto che potrà essere confermato nei prossimi mesi, a causa delle preoccupazioni per il contesto generale di difficoltà economiche nazionale e internazionale” ha concluso la responsabile del Welfare e Salute del Censis.

Nell’elenco delle prestazioni per le quali gli italiani hanno dovuto aumentare le spese a proprio carico, ci sono quelle per analisi e radiografie a pagamento, per le quali il 27,8% ha dovuto spendere di più che in passato, il 29,4% per le spese dentistiche, il 31% per i farmaci senza ricetta, il 35,6% per visite specialistiche a pagamento intero.