26 mln soffrono di dolore cronico: la cura c’è, il medico non te lo dice

di Warsamè Dini Casali
Pubblicato il 28 Febbraio 2012 14:16 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2012 14:24

ROMA – Mal di testa permanenti, fitte alla schiena che non passano mai, ernie, artriti dolorose e costanti, siamo forse condannati a convivere con il dolore acuto, resistente, in definitiva cronico? No, però non lo sappiamo, perché dal medico di famiglia al professore in ospedale ce lo tengono nascosto, o comunque non fanno abbastanza per farcelo sapere. Non lo dicono a 26 milioni di italiani costretti a convivere con dolori cronici benigni, patologie che non solo fanno soffrire, ma che per la persistenza del dolore garantiscono una pessima qualità (non mangi, non dormi) della vita fino ai casi non inusuali di perdita del lavoro, di depressione, di isolamento sociale. Non abbiamo la consapevolezza che il dolore cronico può, deve essere curato e, viste le cifre, non riguarda solo i casi di tumori e neoplasie varie per le quali si ricorre di più a farmaci antalgici come oppioidi di vario tipo.

Il bello, o il brutto, è che la Legge numero 38 del 2010 tutela il nostro diritto a combattere il dolore, ad essere informati sulle cure adeguate, a ricorrere agli specialisti delle terapie del dolore. L’Associazione Vivere senza dolore stima che 7 italiani su 10 non sono a conoscenza della legge su cure palliative e terapie del dolore. A volte, disperando di ottenere qualche miglioramento, si rivolgono addirittura a certi praticoni tipo maghi e fattucchiere. Chi soffre di artrosi, emicranie, fibromialgie, lombosciatalgie, ernie, vasculopatie, crolli vertebrali, neuropatie periferiche, fino ai tumori sa di cosa si parla. Sa anche che nel maggior numero dei casi il medico di famiglia prescrive loro i cosiddetti Fans, antiinfiammatori tipo Aulin, Voltaren ecc…Quei farmaci, è bene sapere, curano le infiammazioni acute eventuali, nulla possono contro il dolore che si manifesta cronicamente e anzi vanno dosati con parsimonia onde evitare gli inevitabili effetti collaterali.

Dopo 6 mesi dall’insorgenza del dolore, i medici dovrebbero saper indirizzare i propri assistiti verso centri di riferimento che pure ci sono, esistono, ma che non vengono quasi mai chiamati in causa. Gli specialisti sanno come affrontare il delicato problema, diagnosticando correttamente l’intensità del dolore e proponendo cure e farmaci adeguati. Si attengono a ciò che stabilisce l’Organizzazione mondiale della Sanità: dolore lieve uguale Fans, lieve-moderato uguale oppioidi leggeri (codeina e tramadolo) magari insieme ai Fans, moderato-severo uguale oppioidi forti. Il pregiudizio sugli oppioidi, ingiustificato se prescritti su base medica, non deve  essere l’alibi, autolesionista, per non curarsi come si deve. E iniziare a non soffrire più. Non ce l’ha mica ordinato il medico.