L’occhio del fisco sullo shopping: il negoziante gli dirà quanto spendi

Pubblicato il 16 Aprile 2012 13:12 | Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2012 13:12

ROMA – Avete comprato un pacchetto viaggio, un divano, un motorino o un qualsiasi oggetto che avete pagato più di 3600 euro? Lo avete fatto dopo luglio del 2011? Tra pochi giorni il fisco lo saprà. E lo “spione” sarà il negoziante da cui avete fatto l’acquisto.

Non c’è ovviamente nulla di personale. Entro il 30 aprile i negozianti saranno semplicemente obbligati a segnalare al fisco chiunque abbia fatto acquisti superiori alla cifra di cui sopra. E l’obiettivo è chiaro: incrociare gli acquisti con i redditi dichiarati e “pizzicare” chi spende in modo non congruo rispetto a quanto dichiara e versa.

E’ il cosiddetto “spesometro” un meccanismo che intende costruire una sorta di “grande mappa dei consumi” degli italiani per facilitare la lotta all’evasione fiscale. Il tutto in un contesto dove recuperare i soldi di chi non paga servirà, o almeno dovrebbe servire, anche ad alleviare la pressione fiscale su chi le tasse le paga. Così almeno dovrebbe prevedere la delega fiscale di cui si discuterà lunedì pomeriggio in consiglio dei ministri.

Lo spesometro, in ogni caso, da solo non basta. In primo luogo perché non è affatto detto che chi spende 3600 euro senza poterseli in teoria permettere sia un evasore. Potrebbe, per esempio, aver utilizzato risparmi. La funzione dello spesometro è quindi quella di “allarme”: una sirena che si accende per dare il là all’accertamento.

“Dall’altro lato – spiega il Sole 24 Ore – lo spesometro servirà alla prevenzione dell’evasione e si lega a doppio filo con il nuovo redditometro, tuttora in fase di sperimentazione e che dovrebbe essere pronto entro giugno. Il software che l’agenzia delle Entrate metterà a disposizione consentirà di sapere qual è il reddito atteso dal fisco in base ad alcuni parametri sul tenore di vita: a quel punto ogni singolo contribuente può decidere di adeguarsi spontaneamente (in gergo un po’ più tecnico si chiama compliance) e dichiarare di più in Unico”.

Non mancano, in ogni caso, gli aspetti complessi. Se l’acquirente paga con assegno o bonifico è il negoziante che deve segnalare l’acquisto. In caso di pagamento con bancomat o carta di credito, invece, spiega il Sole “al negoziante basterà aver controllato che la moneta elettronica sia stata emessa da un operatore italiano o radicato in Italia perché l’adempimento spetterà a quest’ultimo”.