Fnsi: "Non strumentalizzare gli aumenti degli stipendi dei giornalisti"

Pubblicato il 16 Dicembre 2011 21:39 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2011 21:51

ROMA – ''Non c'e' proprio nulla di cui scandalizzarsi per l'aumento registrato dall'Istat del 4,7% delle retribuzioni contrattuali dei giornalisti nel 2010 a fronte di una media di incremento pari al 2,1%. Questi dati non possono prestarsi a strumentalizzazioni facili. Ove ci fosse un incremento reale, non c'e' da scandalizzarsi per niente, anzi. Perche' quell'incremento e' riassuntivo di sei anni di mancati adeguamenti'', e' quanto afferma in una nota il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi.

''Nel 2010 si sono avuti, infatti, i primi effetti del rinnovo contrattuale. Ma bisogna ricordare che il contratto non si rinnovava da sei anni prima di quel momento. l'Istat fotografa, quindi – spiega Siddi – l'anno dei primi effetti sulla busta paga dei colleghi ma lo fa senza raccontare un contesto che in questo caso e' molto particolare. L'aumento avrebbe dovuto essere ben superiore per recuperare tutte le voci rimaste ferme per 6 anni. Se poi, dalle astrazioni statistiche dell'Istat passiamo all'esame della vita vera vissuta, il quadro che emerge nel caso dei giornalisti e' desolante. Altro che privilegi di casta! La dimensione effettiva delle condizioni retributive del settore e' fotografata dai dati reali dell'Inpgi che tengono conto delle numerose crisi aziendali, dei prepensionamenti, delle cassa-integrazioni e dei contratti di solidarieta', che evidenziano come nel 2010, di fatto, la media retributiva sia cresciuta rispetto all'anno precedente di un misero 0,40% e nel 2009 di un altrettanto misero 0,10% rispetto al 2008''. Per il segretario della Fnsi, ''questo e' il frutto di una perdita secca di oltre 250 posti di lavoro non sostituiti nel 2010. Ne', va dimenticato che esiste una parte della categoria fatta di 22.000 collaboratori autonomi e precari, che sfuggono all'Istat, dei quali il 60% ha un reddito inferiore ai 5.000 euro lordi l'anno. I miglioramenti contrattuali, che pure ci sono stati, non riescono a compensare la caduta del reddito complessivo e la diminuzione dell'occupazione generale, ne' il pericoloso aumento della precarizzazione. Cio' dimostra quanto sia necessario insistere per politiche di sviluppo che diano a questo settore la giusta considerazione, sia per quanto riguarda le politiche sociali e culturali sia per quanto riguarda l'aspetto industriale''. .