Giornale di Verdini, l’accusa: “La cooperativa era una scatola vuota”

Pubblicato il 27 Ottobre 2011 17:07 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2011 17:26

FIRENZE, 27 OTT – Per la procura di Firenze e' una 'scatola vuota' la cooperativa Nuova Editoriale di Prato che controlla la Societa' toscana di edizioni (Ste), che pubblica il Giornale della Toscana, venduto in abbinamento con Il Giornale, ed e' frutto di un'operazione cartolare che l'ha costituita appositamente per poter accedere ai contributi per l'editoria.

Ne sono convinti gli inquirenti che indagano per truffa ai danni dello Stato una ventina di persone, tra cui l'onorevole Denis Verdini, coordinatore del Pdl, fondatore nel 1998 del quotidiano fiorentino e 'dominus' fino ad oggi di tutta l'operazione.

Secondo i pm e' dimostrabile che la cooperativa Nuova Editoriale di Prato, che controlla al 51% la Ste srl, non ha mai svolto attivita' secondo l'oggetto sociale, e che i suoi soci vi hanno impiegato denaro fornito dal costruttore Roberto Bartolomei, amico di Verdini e socio di Riccardo Fusi, figure gia' emerse nelle inchieste scaturite da quella sui Grandi Appalti. Le indagini e gli accertamenti sui documenti dimostrerebbero che la Nuova Editoriale ha operato solo con la Ste, emettendo comunque rarissime fatture, e senza realizzare iniziative.

In compenso pero', grazie alla copertura formale di questa coop sua controllante, la Ste ha ricevuto fondi statali per 10 mln e 892.000 euro dal 2005 ad oggi; 17 milioni in totale risalendo al 2001, anno di costituzione della coop Nuova Editoriale.

Sempre per i pm, la distinzione tra cooperativa editoriale e cooperativa giornalistica, avanzata dalla difesa di Verdini a seguito dei sequestri e delle perquisizioni, non sarebbe rilevante perche' ai sensi della truffa allo Stato, secondo quanto emerge, per la procura conta invece verificare se la Nuova Editoriale abbia svolto attivita' oppure no: circostanza che secondo gli inquirenti non risulta.

Tra l'altro, l'assenza di prestazione d'opera da parte dei nove soci (tutti indagati) negherebbe nei fatti la sussistenza di una cooperativa, al di la' della costituzione formale. Mancando la prestazione d'opera da parte dei soci – tranne due eccezioni, che in un periodo precedente avevano percepito redditi dalla Ste – mancano anche gli scopi mutualistici per cui la cooperativa era stata costituita e che sono richiamati nello statuto.