News a pagamento: la storia parte nel 2005, oggi ancora non si conosce il finale

Pubblicato il 8 Febbraio 2010 16:45 | Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2010 13:56

Quella delle news a pagamento è una strada percorribile o una strada senza uscita? La risposta a questa domanda in e appare più complicata che scoprire il Santo Graal. Negli ultimi 5 anni sono state scritte cose, fatti annunci, promessi cambiamenti: un dibattito enorme, seguitissimo, ma alla fine a quale punto siamo arrivati?

Torniamo indietro, all settembre del 2005, quando er la prima volta il New York Times dcesi di fare pagare alcuni dei suoi contenuti. Fu un fallimento e il quotidiano dovette fare marcia indietro. Il Financial Times commentò l’insuccesso dell’iniziativa con un articolo col seguente titolo: “Star writers shine only for paying readers” (Le stelle della carta stampata brillano solo per i lettori paganti): per leggere online gli articoli degli editorialisti più celebri e dalla “firma d’oro” del New York Times bisognava pagare quasi 50 dollari l’anno. Nell’articolo venivano spiegati i come e perché di tale “innovazione”.

 Tra vari pareri favorevoli e contrari si cominciò a parlare di quello che ancora oggi resta un tema fondamentale quanto insoluto. L’articolo del 2005, risulta ormai datato ma la domanda fondamentale che poneva è rimasta tuttora senza risposta: i lettori saranno disposti a pagare per leggere le notizie on line? E se sì, quanto?

Se da una parte infatti i pezzi grossi del New York Times erano e restano convinti che i lettori siano comunque fedeli e non si lasciano condizionare da un pagamento annuale, dall’altra serpeggia nella redazione newyorkese un certo timore, quello di perdere una parte di lettori che magari scelgono altri giornali che offrono un servizio gratuito o a costi più vantaggiosi. Rimarrebbe certo la carta stampata ma in tempi di multimedializzazione galoppante sarebbe forse un rischio troppo gravoso e comunque una ben magra consolazione.

Lo stessol New York Times ritornò sull’argomento, il 12 novembre 2005, con un articolo di Joseph Nocera. Non c’era ancora niente di definitivo, si trattava ancora di un articolo interlocutorio nel quale venivano riportati commenti positivi e negativi sulla possibilità di far pagare le notizie online. All’epoca si pronunciò anche Bill Gates che spiegò come il popolo del Web odi iscriversi ai siti, detesti i passaggi burocratici: vuole tutto e subito, senza inutili mediazioni e ritardi incomprensibili per consumatori di notizie voraci e rapidissimi.

Negli anni successivi i propositi di far pagare le news sembravano essere tramontati. Molti giornali, specie quelli statunitensi, hanno diviso i loro siti in due parti, una gratis riferita agli eventi del giorno ed una a pagamento per consultare gli archivi. Naturalmente tutti i lettori, o quasi, si sono limitati a consultare la parte gratis e quando compariva loro la schermata di accesso riservato hanno cambiato sito. La cosa non scosse il mondo dell’editoria made in Usa che forse si aspettava una simile reazione.

Tra accesso libero e accesso riservato ed i siti divisi in due si arriva al 2009, anno in cui il tema delle news a pagamento viene rispolverato: stavolta sembra che si faccia sul serio, stavolta a pagamento sarà tutto il sito, niente più notizie esclusive o parte riservata ai paganti, tutto sarà uguale per tutti una volta versata la somma richiesta.

Ad incalzare le news a pagamento ci pensa il magnate Rupert Murdoch. Lui, il padrone di News Corp. l’aveva già detto in precedenza ed ora vuole mantenere la parola. Si comincia dal Times di Londra: a partire dalla primavera del 2010 per poter leggere la versione web del quotidiano britannico si dovrà pagare tanto quanto si paga per la versione di carta. Lo ha confermato lo stesso direttore del Times, James Harding, precisando che il sito sarà accessibile per sole 24 ore al prezzo di 90 pence (circa un euro), lo stesso dell’edizione tradizionale.

Potrebbe essere il primo giornale ad attuare una pratica del genere. Pratica che può risultare rischiosa ma che forse può rispondere alle domande fatte in precedenza. Un pratica che ha già provato ad attuare il quotidiano americano Newsday che in un periodi di profonda crisi per l’editoria Usa decise a cavallo tra il 2009 ed il 2010 di far pagare il contenuto del sito 5 dollari a settimana. Risultato? Solo 35 abbonati. Il Times di Murdoch per tiratura e numero di lettori farà sicuramente meglio ma non è da escludere un ripensamento se gli affari dovessero precipitare.

E il New York Times, uno dei primi ad avanzare l’ipotesi delle news a pagamento, che fara? La decisione è giunta dopo voci e smentite degli ultimi 5 anni. Dal 2011 il sito del quotidiano newyorkese sarà a pagamento anche se alcuni pezzi saranno gratuiti, un po’ come la formula già adottata dal Financial Times. Per far pagare l’intero sito c’è tempo: forse si aspetta di vedere se lo squalo Murdoch ce la farà anche stavolta a navigare in acque tanto agitate. E se non ce la fa lui…