Carlo Pucciarelli su Repubblica ricorda Mario Lenzi “amico e collega di una vita”

Pubblicato il 16 Gennaio 2011 18:14 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2011 18:14

Carlo Pucciarelli, fondatore di giornali (il Centro) e maestro di giornalisti non in aula ma in redazione, ha scritto un articolo in ricordo di Mario Lenzi, recentemente scomparso.

L’articolo è stato messo on line da Repubblica. Scriv Pucciarelli: “E’ morto un giusto, un uomo che ha dedicato tutta la sua onesta e retta vita al lavoro, alla famiglia, all’ideale di un mondo dove trionfasse la giustizia, quella vera”.

L’amicizia tra Pucciarelli e Lenzi “risaliva all’infanzia, figli entrambi di genitori amici, colleghi di lavoro e, cosa non indifferente per me e per Mario, comunisti”.

Ricordi struggenti: “Mario aveva tre anni più di me e quindi nei primi tempi sentivamo il distacco dell’età, io alle elementari, lui alle medie… poi fu la guerra, e Mario, diciassettenne, partecipò attivamente alla Resistenza, partigiano della Brigata Garibaldi che marciò il 19 luglio del 1943 per le vie di Livorno alla testa delle truppe alleate: e Mario era in prima fila, fucile e pantaloni corti… E lo rivedo la mattina del Primo Maggio del 1945, sul terrazzo di una villetta che domina la piazza centrale di Antignano, la frazione di Livorno dove siamo cresciuti, gremita di folla, celebrare per la prima volta in libertà, la festa dei lavoratori”.

Ancora studente scelse la strada del giornalismo, e fu redattore capo alla Gazzetta di Livorno: da lì cominciò la sua lunga marcia che l’ha portato in giro per tutta Italia. […] Fu inviato nel Polesine durante la grande inondazione degli anni ’50, andò in Viet Nam, ad Hanoi, sotto le bombe americane: aveva tre viet cong di scorta, avevano l’incarico di coprirlo con i loro corpi per proteggerlo dalle schegge, visse nei tunnel scavati dai combattenti, mangiò il riso con loro…. Scherzando diceva, al suo ritorno, che come inviato era stato scelto lui dai vietnamiti, perché di corporatura minuta e già con i capelli bianchi “così bastavano in tre a coprirmi e poi mangiavo poco… ricordavo la figura di Ho Ci Minh””.

Il senso della giustizia e della verità e l’onestà intellettuale di Lenzi si riflettevano anche nel suo approccio all’informazione: “Pur schierato politicamente, Mario voleva che i giornali del Gruppo Espresso, usassero la massima imparzialità e voleva sempre che fossero sentite le due campane avverse… è la teoria del din-don, diceva. Ma Mario aveva un pregio che per taluni era un difetto: la sincerità, non sapeva fingere per compiacere i capi. Clamoroso lo scontro col senatore Ilio Barontini (che fu a capo dei ribelli etiopi contro gli italiani durante la guerra d’Abissinia, quella per l’Impero; comandante con Longo e Saragat nella guerra di Spagna contro i nazifascisti che difendevano il generale Franco, il leggendario comandante Dario che guidò i partigiani alla conquista di Bologna) al congresso provinciale della Federazione Giovanile Comunista, erano gli ultimi anni ’40 e la sfida per la segreteria, ovviamente, fu persa. E così, vicedirettore a Paese Sera, pagò con l’esilio a Milano certe divergenze con esponenti del Pci ( il finanziatore del quotidiano) sulla conduzione del giornale. E quando tutta la redazione si aspettava la sua nomina a direttore dopo la morte di Arrigo Benedetti, una nuova delusione”.

Continua Pucciarelli: “Sono passati gli anni, è giunta, per Mario e per me, l’ora della pensione prima e la fine delle attività di consulenza dopo… la vita cambiava completamente, specialmente per una persona attiva e interessata come Mario che tentò anche il salvataggio dell’Unità. Poi l’oblio con l’amarezza dei ricordi e la tristezza dei rimpianti. Ma era sempre battagliero, rispondendo a una mia lettera di lamentazioni per come andava la vita politica, così mi rispose, con lucidità e competenza: “|Quello che era un popolo adesso è una plebe. Le responsabilità se l’Italia è ormai in piena Restaurazione stanno nella nostra storia, non siamo mai diventati uno Stato, ci sono stati tentativi, ma siamo rimasti in mano alla Chiesa che ora, anzi, si è presa la rivincita con il trionfo della P2. Ma una parte minore di colpe, evidentemente ce l’ha anche la sinistra, così incoerente, così insufficiente, diciamo pure così ignorante. Noi abbiamo visto che cosa era il Partito Comunista Italiano quando a dirigerlo c’erano alcuni grandi intellettuali che saldavano la cultura al popolo. Un torto, purtroppo anche loro: hanno allevato come successori solo dei modesti impiegati e, in taluni casi, anche qualche truffatore.”.

Gli ultimi anni: “Per Mario la vita continuava nella sua antica casa di Cortona quando, nel maggio del 2009 moriva Tatiana, la sua adorata compagna di sempre: ed è cominciata la fine, poi la scoperta di una terribile malattia, che negli ultimi tempi sembrava evolvere in maniera positiva, ha stroncato le sue forze, la sua volontà di vivere e così il 5 gennaio scorso, nel suo letto è passato dal sonno alla morte, serenamente, da uomo Giusto. Ora riposa a fianco delle ceneri della moglie, nel cimitero della Cremazione di Livorno.

La fine: “Per tanti colleghi, la sua scomparsa è una perdita dolorosa, per me una ferita nel cuore: quasi ottanta anni di fratellanza lasciano il segno, ti senti strappare dentro. Mi consola avergli scritto a fine anno, quando aveva già saputo che gli sarebbe stato assegnato il premio di giornalismo Saint Vincent alla carriera, sua ultima soddisfazione, e di averlo fatto sorridere con le mie chiacchiere. Come risposta ho ricevuto un gesto che mi ha fatto piangere: un pugno chiuso”.