Modena. Primo trapianto di cellule staminali per curare la cornea

Pubblicato il 1 Dicembre 2011 14:58 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2011 15:34

MODENA – Tra i primi in Europa ad eseguirlo, due team del Policlinico di Modena hanno impiantato con successo un epitelio di cellule staminali sulla cornea dell’occhio sinistro di un paziente, un 59enne sardo che nel 1992 perse la vista per un contatto con acido solforico.

L’intervento, effettuato martedi’ scorso in sala operatoria dall’equipe chirurgica guidata dal professor Gian Maria Cavallini, e’ stato reso possibile da una nuova tecnica messa a punto da una squadra di ricercatori del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’.

Una struttura, questa, gestita dall’Universita’ di Modena e Reggio Emilia e finanziata in parte dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Il team del ‘Cmr’, coordinato dalla professoressa Graziella Pellegrini, e’ infatti riuscito a coltivare in vitro un epitelio di staminali corneali a partire da alcune cellule estratte in precedenza dall’occhio sano del paziente stesso, durante una biopsia.

Le capacita’ di recupero dell’occhio danneggiato non si possono ancora determinare con esattezza, vista la vicinanza dell’operazione, ma secondo i medici il decorso post-operatorio ”e’ stato finora positivo e fa ben sperare”. In questo caso il semplice trapianto di cornea da un donatore non avrebbe sortito effetti, oltre a causare problemi di rigetto aggirati, stavolta, proprio utilizzando cellule staminali del paziente.

L’esecuzione dell’intervento, oltre a validare una tecnica assolutamente innovativa, si e’ potuta concretizzare anche grazie al lungo lavoro dello spin-off universitario ‘Holostem’, che e’ riuscito a districarsi nelle nuove e complesse normative europee in materia. Leggi che dal 2007 hanno di fatto bloccato nel vecchio continente questo genere di terapie avanzate.

”Questa chirurgia – spiega il professor Gian Maria Cavallini, direttore della Struttura Complessa di Oculistica del Policlinico di Modena – apre in termini clinici la possibilita’ a quei pazienti che facilmente andavano incontro a fallimenti del trapianto di cornea di poter intraprendere un percorso terapeutico innovativo che potra’ garantire il ripristino della trasparenza corneale e della vista o una maggiore sicurezza di attecchimento della cornea trapiantata in caso di necessita”’.