Negli Usa italiani scoprono cura tumore al cervello

Pubblicato il 23 Dicembre 2009 20:31 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2009 20:31

Antonio Iavarone e la moglie Anna Lasorella

Ancora una cura a un male incurabile, il tumore al cervello, ancora una scoperta fatta da italiani, Antonio Iavarone e Andrea Califano, ancora l’estero la casa della ricerca. La fuga delle grandi menti dall’Italia per continuare la ricerca incassa un’altra grande sconfitta: è stato decifrato e sconfitto il più aggressivo fra i tumori: il glioblastoma che colpisce il cervello.

L’esperimento è stato condotto sui topi di laboratorio, in cui le cellule maligne hanno smesso di proliferare. E la rivista Nature ha deciso di pubblicare l’articolo che descrive la ricerca nella sua edizione online, saltando i tempi imposti dalla stampa. Lo studio (che ha ottenuto un finanziamento straordinario di circa tre milioni di dollari da parte dell’amministrazione Obama già a livello dei risultati preliminari) è stato condotto da un gruppo di scienziati italiani. Ma ben lontano dal nostro Paese.

Antonio Iavarone e Andrea Califano, alla testa dell’équipe dei ricercatori, si sono ritrovati alla Columbia University di New York dopo aver abbandonato l’Italia. E alla prestigiosa istituzione americana, che ha sostenuto i loro esperimenti, appartengono ora i brevetti ricavati dagli studi, insieme ai diritti sui farmaci che saranno sviluppati da qui in poi. Antonio Iavarone in particolare divenne un caso emblematico del trattamento riservato alla ricerca nel nostro Paese quando decise di denunciare gli episodi di nepotismo subiti all’università Cattolica di Roma con la moglie Anna Lasorella (che ha co-firmato la pubblicazione di oggi su Nature).

La linea di ricerca di Iavarone e Lasorella consiste nel cercare i geni all’origine dei tumori del cervello. Ma questa volta le loro provette si sono alleate con la potenza di calcolo dei computer. E insieme ad Andrea Califano – che alla Columbia insegna bioinformatica – l’équipe di scienziati ha ricostruito la più vasta “mappa della circolazione stradale” di geni, segnali chimici e fattori di trascrizione che agiscono all’interno di un tessuto quando un tumore si sviluppa. “Siamo partiti – spiega Iavarone – da un gruppo di cellule malate prelevate dai pazienti. Le abbiamo messe in coltura e attraverso un algoritmo informatico abbiamo osservato l’evoluzione della malattia. In questo modo siamo risaliti ai “master genes”, i frammenti di Dna che guidano lo sviluppo del tumore”.

I due geni C/Epb e Stat3 sono stati soprannominati la “Cupola” del glioblastoma. Come dei veri e propri boss, distribuiscono pizzini alle altre cellule per cooptarle nel sistema perverso della malattia. “Quando la coppia di geni è attiva simultaneamente, inizia ad “accendere” centinaia di altri geni che trasformano le cellule normali del cervello in cellule molto aggressive, con la tendenza a migrare ed estendere il loro raggio d’azione”, spiega Iavarone. “Sopprimere la coppia di geni può rappresentare l’unica opportunità di trattamento per i pazienti che non rispondono alle cure usate finora”, aggiunge Califano. La tecnica è stata sperimentata su un gruppo di topolini di laboratorio.

Le cellule malate sono state sottoposte a una terapia genica mirata a disattivare i due geni della “Cupola”. La proliferazione del tumore è subito cessata. Ma per portare il trattamento anche all’uomo si sta cercando una strada diversa rispetto alla manipolazione del Dna. “Sperimentazioni di terapia genica sull’uomo esistono. Recentemente ne è stata avviata una per il tumore del fegato negli Usa – commenta Iavarone – Ma non c’è dubbio che trovare uno o più farmaci che interferiscano con i fattori di trascrizione dei geni, anziché sui geni stessi, rappresenterebbe una via più semplice”. Il prossimo obiettivo degli scienziati italiani sarà proprio trovare il farmaco giusto: la sostanza chimica in grado di inceppare il sistema di comunicazione della “Cupola” e bloccare la circolazione dei pizzini.

“E’ proprio con questo fine – spiega lo scienziato – che l’amministrazione Obama, attraverso i National Institutes of Health, ci ha concesso il finanziamento straordinario. Sono fondi che arrivano dallo “stimulus package” erogato per superare la crisi. Negli Stati Uniti hanno capito che l’economia si rimette in moto anche così, con la scienza”. Una cosa che l’Italia sembra non aver ancora capito, come Iavarone ha sottolineato ancora l’estate scorsa: “Il nostro non è certo un caso isolato”.

MEDICINA

Cura del tumore al cervello
scoperta italiana, ma negli Usa

Pubblicati su Nature online i risultati degli studi di Antonio Iavarone e Andrea Califano. Entrambi hanno lasciato il nostro Paese. Una conferma di quanto da noi la ricerca sia poco considerata di ELENA DUSI

<b>Cura del tumore al cervello<br/>scoperta italiana, ma negli Usa</b>Antonio Iavarone

Uomini e computer a braccetto hanno decifrato e sconfitto il più aggressivo fra i tumori: il glioblastoma che colpisce il cervello. L’esperimento è stato condotto sui topi di laboratorio, in cui le cellule maligne hanno smesso di proliferare. E la rivista Nature ha deciso di pubblicare l’articolo che descrive la ricerca nella sua edizione online, saltando i tempi imposti dalla stampa.

Lo studio (che ha ottenuto un finanziamento straordinario di circa tre milioni di dollari da parte dell’amministrazione Obama già a livello dei risultati preliminari) è stato condotto da un gruppo di scienziati italiani. Ma ben lontano dal nostro Paese. Antonio Iavarone e Andrea Califano, alla testa dell’équipe dei ricercatori, si sono ritrovati alla Columbia University di New York dopo aver abbandonato l’Italia. E alla prestigiosa istituzione americana, che ha sostenuto i loro esperimenti, appartengono ora i brevetti ricavati dagli studi, insieme ai diritti sui farmaci che saranno sviluppati da qui in poi.

Antonio Iavarone in particolare divenne un caso emblematico del trattamento riservato alla ricerca nel nostro Paese quando decise di denunciare gli episodi di nepotismo subiti all’università Cattolica di Roma con la moglie Anna Lasorella (che ha co-firmato la pubblicazione di oggi su Nature). “Il nostro primario – raccontarono a Repubblica nel 2000 – ci rendeva la vita impossibile. Ci imponeva di inserire il nome del figlio nelle pubblicazioni scientifiche. Non lasciava spazio alla nostra autonomia di ricerca. Per alcuni anni abbiamo piegato la testa. Poi abbiamo deciso di denunciare tutto. Da quel momento, era chiaro, non avremmo più potuto mettere piede nel laboratorio. Ce l’avrebbero fatta pagare troppo cara”.


La linea di ricerca di Iavarone e Lasorella consiste nel cercare i geni all’origine dei tumori del cervello. Ma questa volta le loro provette si sono alleate con la potenza di calcolo dei computer. E insieme ad Andrea Califano – che alla Columbia insegna bioinformatica – l’équipe di scienziati ha ricostruito la più vasta “mappa della circolazione stradale” di geni, segnali chimici e fattori di trascrizione che agiscono all’interno di un tessuto quando un tumore si sviluppa. “Siamo partiti – spiega Iavarone – da un gruppo di cellule malate prelevate dai pazienti. Le abbiamo messe in coltura e attraverso un algoritmo informatico abbiamo osservato l’evoluzione della malattia. In questo modo siamo risaliti ai “master genes”, i frammenti di Dna che guidano lo sviluppo del tumore”.

I due geni C/Epb e Stat3 sono stati soprannominati la “Cupola” del glioblastoma. Come dei veri e propri boss, distribuiscono pizzini alle altre cellule per cooptarle nel sistema perverso della malattia. “Quando la coppia di geni è attiva simultaneamente, inizia ad “accendere” centinaia di altri geni che trasformano le cellule normali del cervello in cellule molto aggressive, con la tendenza a migrare ed estendere il loro raggio d’azione”, spiega Iavarone. “Sopprimere la coppia di geni può rappresentare l’unica opportunità di trattamento per i pazienti che non rispondono alle cure usate finora”, aggiunge Califano.

La tecnica è stata sperimentata su un gruppo di topolini di laboratorio. Le cellule malate sono state sottoposte a una terapia genica mirata a disattivare i due geni della “Cupola”. La proliferazione del tumore è subito cessata. Ma per portare il trattamento anche all’uomo si sta cercando una strada diversa rispetto alla manipolazione del Dna. “Sperimentazioni di terapia genica sull’uomo esistono. Recentemente ne è stata avviata una per il tumore del fegato negli Usa – commenta Iavarone – Ma non c’è dubbio che trovare uno o più farmaci che interferiscano con i fattori di trascrizione dei geni, anziché sui geni stessi, rappresenterebbe una via più semplice”.

Il prossimo obiettivo degli scienziati italiani sarà proprio trovare il farmaco giusto: la sostanza chimica in grado di inceppare il sistema di comunicazione della “Cupola” e bloccare la circolazione dei pizzini. “E’ proprio con questo fine – spiega lo scienziato – che l’amministrazione Obama, attraverso i National Institutes of Health, ci ha concesso il finanziamento straordinario. Sono fondi che arrivano dallo “stimulus package” erogato per superare la crisi. Negli Stati Uniti hanno capito che l’economia si rimette in moto anche così, con la scienza”. Una cosa che l’Italia sembra non aver ancora capito, come Iavarone ha sottolineato ancora l’estate scorsa: “Il nostro non è certo un caso isolato”.