La Rai taglia drasticamente i premi, ma basta un corteo per spaventare Masi

Pubblicato il 6 Maggio 2010 0:06 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2010 9:33

Il Direttore Generale Mauro Masi

Bruttissima figura dei vertici Rai, che si sono comportati come i noti “duri da bar”, che fanno i duri quando gli avversari o sono molto deboli o solo lontani e poi calano i pantaloni al primo confronto un po’ maschio e virile.

Così è successo che nei giorni scorsi la Rai avesse preso una decisione drastica e anche sacrosanta: non pagare i premi di risultato, legati, come dice la parola stessa, al risultato economico dell’azienda. Visti i conti della Rai, più che giustamente, il direttore generale Mauro Masi aveva deciso di non corrispondere il premio.

La decisione ha però fatto imbufalire i dipendenti della Rai quando hanno scoperto che il taglio riguardava solo la truppa ma non gli alti ranghi e soprattutto non riguardava la disponibilità della Rai a sottoscrivere contratti milionari con chi dipendente non è.

Sono saltati i nervi ai dipendenti, i quali, di fronte al taglio delle proprie comunque laute entrate di una cifra, fra i settecento e i 1300 euro, che in alcuni casi valeva da sola lo stipendio di un precario, a fronte di un merito non ceto equivalente, si sono scatenati e hanno rispolverato tutto l’armamentario sessantottino.

Risultato: un bel corteo interno dei dipendenti Rai al settimo piano di Viale Mazzini, con Masi che terrorizzato si barrica nel suo ufficio.

Poco abituato alla gestione di situazioni conflittuali, poco esperto di situazioni estreme, il povero Masi ha fatto la sua parte per un po’ ma poi non ce l’ha più fatta a reggere e ha finito per accettare il ripristino del premio di risultato, che alla Rai costerà quasi 6 milioni.

Insomma è bastato un semplice corteo perché i dipendenti ottenessero la conferma quasi integrale del premio. E Masi si è rifugiato nelle confortanti braccia di Bruno Vespa e ha fatto la sua onorevole comparsata a Porta a Porta. Meglio parlare di Garibaldi e dei Mille che di premi di  produzione.