“Caro malato (lombardo), ecco quanto ci sei costato”

Pubblicato il 4 Gennaio 2012 14:04 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2012 19:23

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia (Lapresse)

MILANO — “Caro malato, ecco quanto ci sei costato”: chi si farà curare negli ospedali della Lombardia dal 1° marzo saprà il costo di esami, ricovero e operazione. Lo ha deciso la regione guidata da Roberto Formigoni, obbligando medici e strutture sanitarie a comunicare ai pazienti il prezzo di tutte le prestazioni richieste. Arriveranno a casa lettere così: “Per operarla d’appendicite sono stati spesi 1.700 euro”; “per curare la sua polmonite ci sono voluti 3.300 euro”; “il suo bypass coronarico ci è costato 22.380 euro”.

La nuova direttiva è stata comunicata prima di Natale, sollevando subito un dibattito: così si responsabilizzano i cittadini contro gli sprechi oppure li si umiliano inutilmente? Il presidente dell’ordine dei medici lombardi, Roberto Carlo Rossi, ha espresso al Corriere della sera tutta la sua contrarietà all’iniziativa di Formigoni: “Per essere curato con il servizio sanitario, il cittadino paga già le tasse. Informarlo con il referto medico della cifra spesa per lui è umiliante. L’obiettivo è indurlo a risparmiare”. Sempre al Corriere la replica dell’assessore regionale alla Sanità, Carlo Lucchina: “In Italia non è mai stata presa una decisione simile. Ma responsabilizzare, soprattutto chi si sottopone a esami costosi, è nell’interesse di tutti. Le risorse non sono illimitate”.

Su questo punto, le risorse limitate, pochi possono smentire Lucchina. Nel bilancio 2012 della Lombardia i fondi per la Sanità sono di 17 miliardi e 450 milioni di euro. Solo 260 milioni di euro in più rispetto al 2011: più 1,5%, nettamente meno dell’inflazione. Ma l’età media dei lombardi aumenta e con essa i costi per il sistema sanitario. L’unico modo per compensare è intervenire sul prezzo dei ticket, chiedendo cifre sempre maggiori ai cittadini. Allora la faccenda di comunicare i costi prende un’altra piega: “Hai pagato 66 euro di ticket, ma alla regione Lombardia la tua tac è costata 500 euro”. Scrive Simona Ravizza sul Corriere:

“I costi della salute si sono moltiplicati, il cittadino deve capirlo”, è il leitmotiv degli uomini di Roberto Formigoni. “Ma costringere il medico a diventare un contabile è controproducente — insiste il presidente dell’Ordine Roberto Carlo Rossi —. Il rischio è di spingerlo a risparmiare sulla pelle dei pazienti”.

Ma la sanità pubblica può sopravvivere senza l’etica della responsabilità? In Lombardia, già lo scorso agosto, il superticket di 10 euro introdotto dalla Finanziaria Tremonti è stato rimodulato in base ai costi delle prestazioni e può arrivare, per gli esami con le tariffe più alte, a 30 euro in più. Così per una tac si spendono 66 euro (contro i 51 dell’Emilia Romagna e i 46 del Veneto). Per le prestazioni meno care, invece, il ticket è al di sotto delle altre Regioni. Il significato del provvedimento è sempre lo stesso: il paziente va responsabilizzato. Sia con i costi delle prestazioni esposti sulla cartella clinica sia mettendogli pesantemente le mani in tasca per prestazioni che il Pirellone considera troppo spesso richieste inutilmente. Il dibattito è aperto.