Agrigento, la gigantesca statua di Atlante tornerà in piedi davanti al Tempio di Zeus

di Caterina Galloni
Pubblicato il 21 Luglio 2020 6:42 | Ultimo aggiornamento: 20 Luglio 2020 18:22
Agrigento, la gigantesca statua di Atlante tornerà in piedi davanti al Tempio di Zeus

Agrigento, la gigantesca statua di Atlante tornerà in piedi davanti al Tempio di Zeus (I resti di un Telamone, foto Wikipedia)

Nella Valle dei templi di Agrigento, la gigantesca statua di Atlante, o Telamone, sepolta per secoli tra le antiche rovine sarà innalzata nuovamente di fronte al tempio di Zeus.  

Nella mitologia greca, Atlante era un titano di seconda generazione. Esiodo narra che fu costretto a tenere sulle spalle l’intera volta celeste per volere di Zeus che decise di punirlo perché durante la Titanomachia si era alleato con Crono quando guidò i titani contro gli dèi dell’Olimpo.

La statua, alta otto metri e realizzata nel V secolo a.C., era una delle circa 40 che adornavano l’antico edificio, considerato il più grande tempio dorico mai costruito, anche se non fu mai completato e ora è in rovina.

“L’innalzamento in verticale della statua di Atlante fa parte del completo restauro del tempio”, ha affermato Roberto Sciarratta, direttore del parco archeologico di Agrigento.

“Negli ultimi dieci anni abbiamo recuperato e catalogato numerosi manufatti che un tempo facevano parte della struttura originale”.

“L’obiettivo è ricomporre pezzo per pezzo il Tempio di Zeus così da ripristinare una parte dell’originario splendore”.

Archeologi e architetti presto inizieranno i lavori per innalzare la statua nella Valle dei Templi, in occasione della fondazione dell’antica città di Akragas (oggi Agrigento) avvenuta 2.600 anni fa.

Durante il periodo d’oro dell’antica Grecia era uno dei principali centri abitati della regione e ospita sette templi greci ben conservati.

Costruiti nell’arco di 100 anni, rimangono tra i più magnifici esempi di architettura greca.

Secondo il filosofo Empedocle, nel V secolo nell’area vivevano più di 100.000 persone che “festeggiavano come se dovessero morire il giorno successivo e costruivano come se dovessero vivere in eterno”.  

La città fu distrutta nel 406 a.C. dai Cartaginesi e la prosperità tornò solo con l’ascesa di Timoleone alla fine del terzo secolo a.C.

Durante le guerre puniche, i Cartaginesi difesero l’insediamento contro i Romani, che presero il controllo della città nel 210 a.C.

Durante l’epoca romana, la città – ribattezzata Agrigentum (successivamente nota come Girgenti) – visse un periodo di riqualificazione urbana con nuovi edifici pubblici, tra cui almeno due templi.

Nel corso dei secoli, i mattoni dei vecchi monumenti dell’antica città sono stati utilizzati per la costruzione degli edifici intorno a Girgenti e per Porto Empedocle.

Gli storici sostengono che il Tempio di Zeus non fu mai terminato poiché quando Akragas fu conquistata dai Cartaginesi, mancava ancora il tetto.

All’esterno del tempio, c’erano delle enormi statue di Atlante nell’atto di sostenerlo.

“L’idea è quella di riposizionare una di queste statue di fronte al tempio”, ha spiegato Sciarratta, “in modo che possa fungere da guardiano all’edificio dedicato al re dell’Olimpo”. (Fonte: Guardian