Arte: Il ”Bevitore di Assenzio” di Picasso all’asta per 50 mln di euro

Pubblicato il 18 Marzo 2010 12:55 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2010 12:55

Il ''Bevitore di Assenzio'' di Pablo Picasso

Con una valutazione che arriva fino a 50 milioni di euro, il “Bevitore di assenzio” di Pablo Picasso si candida a battere il record dei dipinti più cari mai venduti all’asta. Il celebre quadro, il cui titolo originale è “Ritratto di Fernandez de Soto”, andrà infatti all’asta a Londra il prossimo 23 giugno.

Eseguito nel 1903, il quadro è considerato uno dei capolavori del Periodo Blu di Picasso. Il mercato è pronto a scommettere che diventerà l’opera d’arte più costosa di tutti i tempi.

Attualmente di proprietà del compositore britannico Andrew Lloyd Webber, la tela di Picasso era stata al centro di una controversia nel 2006, quando fu ritirata in extremis da un’asta. Si era accertato, infatti, che il precedente proprietario dell’opera, il banchiere ebreo tedesco Paul von Mendelssohn-Bartholdy, era stato costretto a venderla mentre era prigioniero dei nazisti negli anni Trenta.

Dopo mesi di trattativa, gli eredi del banchiere hanno raggiunto un accordo con la Fondazione di Lloyd Webber, che destinerà in beneficenza almeno una parte dei proventi della vendita. I dettagli dell’accordo, tuttavia, non sono stati resi noti.

Fatto sta che il prestigioso dipinto è ancora nelle mani di Sir Webber, grandissimo e pluripremiato compositore di musical di successo, tra cui Jesus Christ Superstar e Cats, dal 1995, anno in cui venne acquistato per la cifra di 23 milioni di euro. La Andrew Lloyd Webber Art Foundation, voluta dal compositore stesso nel 1992 per diffondere la conoscenza delle arti, ha spesso ceduto in prestito l’ambito pezzo a gallerie e musei per mostre di prestigio.

Il che ha contribuito ad accresce il valore dell’opera, che ora è valutata tra i 30 e i 50 milioni di sterline. Nel novembre del 2006 la fondazione decise di vendere l’opera in un’asta newyorkese, ma si vide costretta a ritirarla perché improvvisamente rivendicata dai discendenti di Mendelssohn-Bartholdy.