40mila anni fa i primi indizi d’arte nelle grotte: Neanderthal dipingeva?

di Warsamè Dini Casali
Pubblicato il 15 Giugno 2012 13:13 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2012 13:13

Impronte di mani nel sito paleolitico di El Castillo

ROMA – Le prime testimonianze artistiche attribuibili all’Homo Sapiens sono da retrodatare, anche di una decina di migliaia di anni. E non è detto che quei dischi rossi, quelle impronte di mani e le figure geometriche o le clave stilizzate rinvenute nelle caverne di El Castillo in Spagna, non siano invece da attribuire alle capacità di astrazione e rappresentazione simbolica finora negate all’uomo di Neanderthal. Il nostro parente più prossimo sulla scala evolutiva, in ogni caso, ha convissuto con il Sapiens. Proprio la competizione sul cibo in atto sul  territorio potrebbe aver favorito l’affermazione del Sapiens, costretto a dotarsi più velocemente di un bagaglio tecnologico meglio attrezzato.

El Castillo, 40.800 anni fa, la prima “vernice” della storia. La scoperta degli scienziati dà conto dei nuovi e più precisi calcoli effettuati attraverso l’uranio-torio, tecnica meno invasiva del radiocarbonio. Le date sono importanti. Vanno spostate indietro le lancette dell’arte paleolitica,  come della presenza dei nostri antenati in Europa. Alistair Pike e il suo gruppo di ricerca dell’università di Bristol ha stabilito (i risultati sono pubblicati sull’ultimo numero di Science) che 50 pitture in 11 siti preistorici, come Altamira, El Castillo e Tito Bustillo nella Spagna nord occidentale siano le più antiche forme artistiche conosciute. Spostando indietro nel tempo anche altre esperienze di altri siti. Prima del figurativo e delle stilizzazioni antropomorfe, gli aurorali artisti prediligevano figure astratte e monocromatiche, con abbondanza di rosso (Rothko?).

Questa tecnica, l’Homo Sapiens, sopraggiunto in Spagna almeno 41.500 anni fa, se l’è portata appresso dall’Africa o l’ha imparata appunto in Europa? Magari dai vicini Neanderthal che qui già dimoravano almeno fino a 42 mila anni fa? “Non si può escludere, ma non è certo questa la dimostrazione di espressioni artistiche da parte dei Neanderthal”, commenta Giorgio Manzi, paleoantropologo dell’università La Sapienza a Roma. “In generale, non ci sono evidenze conclusive del fatto che l’uomo di Neandertal fosse in grado di creare opere simili”, continua.

“Piuttosto, abbiamo ora un riferimento cronologico affidabile per alcune fra le prime manifestazioni artistiche riconducibili all’uomo moderno, le più antiche delle quali risalgono ad un periodo di coesistenza fra i primi Homo sapiens e gli ultimi Neanderthal”. In generale resta lo scetticismo sulle capacità artistiche di Neanderthal, ma è affascinante la possibilità che le grotte prese in esame possano essere state istoriate prima che il Sapiens le eleggesse a suo domicilio. Resta la scoperta di una forma di “cultura” più antica, concedendo al termine latino da cui deriva, “colo”, il suo significato originario di coltivare/colonizzare. Impossessarsi di forme precedenti. Non è questo il vero significato dell’arte che prosegue una tradizione? Anche a colpi di clava.