Gioconda, l’ultimo studio le restituisce la salute: la Monna Lisa non aveva problemi di tiroide

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 18 aprile 2019 14:02 | Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2019 14:02
Gioconda, l'ultimo studio le restituisce la salute: la Monna Lisa non aveva problemi di tiroide

Gioconda, l’ultimo studio le restituisce la salute: la Monna Lisa non aveva problemi di tiroide (Foto Ansa)

MILANO – La Gioconda di Leonardo da Vinci non era affetta da ipotiroidismo. L’ennesimo “caso” su uno dei dipinti più celebri al mondo era stato aperto l’anno scorso da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Mayo Clinic Proceedings. A liquidarlo c’ha pensato l’endocrinolgo pediatrico Miachale Yafi, del Centro di scienza della salute dell’Università del Texas, Stati Uniti, appassionato di arte. 

In uno studio pubblicato sulla rivista medica internazionale Hormones Yafi spiega che il colorito un po’ giallastro della Monna Lisa, la mancanza di sopracciglia e quella tiroide apparentemente un po’ ingrossata non sarebbero sintomi di una qualche patologia, anche perché un ipotiroidismo come quello che dà il colorito giallastro produce tra i suoi effetti principali difficoltà riproduttive, cosa che non si può dire nel caso di Lisa Gherardini, madre prolifica di cinque figli.

Per quanto riguarda l’assenza di sopracciglia, l’endocrinologo ricorda che si tratta di una caratteristica estetica molto apprezzata all’epoca di Leonardo, epoca che aveva tra i canoni di bellezza delle donne una fronte molto alta, tanto che era moda diffusa tra le donne rinascimentali rasarsi i capelli sulla fronte. 

Anche il sorriso emblematico da tempo sotto la lente di esperti e amatori non potrebbe, secondo Yafi, indicare alcuna malattia muscolare, come ipotizzato dallo studio del 2018: anche in questo caso, spiega il medico, i danni ai tessuti muscolari provocati dall’ipotiroidismo avrebbero impedito alla celebre modella di posare eretta. 

“Artisti e critici nel corso della storia sono stati in grado di rilevare patologie e fare diagnosi, anche prima dei medici. Ma non sempre avevano ragione. Il lavoro artistico o la persona lì rappresentata possono aver bisogno di un secondo parere, o persino di un terzo o quarto parere, basato sulle ultime scoperte mediche e scientifiche. E’ sempre meglio tenere la mente aperta”, ha chiosato Yafi. (Fonte: MedicalExpress)