Hiv, Together we can stop the virus: la mostra al Base di Milano

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2019 15:55 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2019 15:55
Hiv, Together we can stop the virus: la mostra al Base di Milano

Luuuv Story, di Andrea Zu

MILANO – Un volto scomposto, deforme che riprende i suoi lineamenti e ritrova il suo equilibrio con il passare del tempo a rappresentare l’effetto di una diagnosi di positività all’HIV e quello che avviene dopo. Una donna che perde i suoi colori e poi li ritrova insieme all’energia e alla voglia di vivere per descrivere l’effetto di una terapia che funziona. Degli occhi che ti guardano, ti inseguono, ti giudicano spazzati via da una luce accecante che rappresenta la ricerca e l’innovazione. Sono alcune delle immagini animate che fanno parte della mostra inaugurata oggi a BASE Milano ‘Together we can stop the virus’ che prende il nome dalla Campagna di Gilead Sciences, sviluppata in collaborazione con 10 associazioni di pazienti e il patrocinio di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research). 

Cinque opere di circa 6 metri di altezza che si animano in realtà aumentata se inquadrate da smartphone o tablet, realizzate da 5 artisti che hanno lavorato a fianco delle principali Associazioni di pazienti italiane. 

Un percorso che si snoda attraverso i cosiddetti 4 90 dell’HIV e un ulteriore ‘obiettivo’. Secondo quanto definito dal programma UNAIDS (United Nations Programme on HIV/AIDS) la soppressione del virus, infatti, deve passare dal raggiungimento di tre ‘target’ 90, ossia: che il 90% delle persone affette da HIV siano diagnosticate; che il 90% delle persone affette inizino il trattamento corretto e infine che il 90% delle persone sotto trattamento non abbia tracce riscontrabili del virus nel sangue.

A questi però la comunità HIV ha aggiunto un ulteriore 90, legato alla qualità di vita ossia garantire che il 90% delle persone con HIV abbia una buona qualità della vita correlata alla salute (HRQoL). L’eliminazione degli ‘occhi che giudicano’, lo stigma, il pregiudizio rappresenta poi l’ulteriore obiettivo da raggiungere.

“Oggi le persone con HIV sottoposte a trattamento e con carica virale non rilevabile possono preoccuparsi meno di trasmettere il virus agli altri, possono condurre una vita normale e vivere il rapporto con il proprio partner più serenamente”, ha spiegato Lorenzo Badia, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale universitario di Bologna nonché consulente scientifico del progetto. “Una persona con livelli plasmatici di virus HIV pressoché non rilevabili (<50 copie del virus per ml di sangue) per almeno 6 mesi, presenta un rischio di trasmettere il virus quasi pari a zero. Grazie ai progressi della ricerca che ha portato innovazioni terapeutiche oggi a nostra disposizione si sono create tutte le condizioni non solo perché questa condizione di controllo dell’HIV riguardi il maggior numero possibile di sieropositivi ma anche perché si possa vivere una vita piena ed entusiasmante combattendo insieme uno stigma che, invece, fa ancora fatica ad essere estirpato”.

Lo dimostrano anche i dati della recente indagine ‘Is HIV sorted’ commissionata dall’International Association of Providers of AIDS Care (IAPAC), Fast-Track Cities e Gilead Sciences, in Italia ancora il 58% delle persone sarebbe a disagio nel lavorare a fianco di una persona sieropositiva. L’attitudine sociale negativa nei confronti delle persone sieropositive pone poi serie barriere agli obiettivi di diagnosi e trattamento fissati da UNAIDS (United Nations Programme on HIV/AIDS) entro il 2020, in quanto lo stigma disincentiva il ricorso al test e può frenare le persone sieropositive dall’accedere precocemente alle cure fondamentali.

Together we can stop the virus – la mostra a Base

Realizzate in tre mesi a partire da luglio 2019 le opere di Together we can stop the virus sono il frutto di una collaborazione tra pazienti e artisti che ha permesso di dare un’identità visiva e concettuale, nonché emozionale, a ogni opera che ha il compito di rappresenta ogni fase dei cosiddetti 4 90 – Diagnosi, Trattamento, Successo delle terapie, Qualità di vita – e infine lo stigma.

Gabriele Genova ha realizzato l’opera sullo Stigma ‘Ho qualcosa da mostrarvi’, il collettivo Mira l’opera sul tema della Diagnosi (1°90) ‘L’importante è saperlo’, Viola Gesmundo ha interpretato il tema del Trattamento (2°90) con l’opera ‘Verso se stessi’, Andrea Zu il tema del Successo delle terapie (3°90) con l’opera ‘Luuv Story’, infine Adolfo di Molfetta ha realizzato l’opera sul tema sulla Qualità della vita (4°90) ‘ U=U Undetectable=Untransmittable’.   Il collettivo Bepart si è poi occupato di animare con la realtà aumentata le illustrazioni. 

Il progetto di Gilead Italia ha il patrocinio di 10 associazioni di pazienti attive a livello nazionale (Anlaids Onlus, ALA Milano Onlus, Arcigay Onlus, Arcobaleno AIDS Onlus, ASA Onlus, Circolo Mario Mieli, LILA Lega italiana per la lotta contro l’AIDS, NPS Italia Onlus, Nadir Onlus, Plus Onlus), e di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research). 

Le opere saranno esposte in anteprima e gratuitamente nella mostra gratuita e aperta al pubblico dal 22 al 27 ottobre presso BASE Milano. La mostra vive anche online sul sito della campagna www.hivstopthevirus.it.