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India. Nalanda, l’università buddhista vecchia di mille anni risorgerà dalle nebbie del passato

Rovine di Nalanda

Nalanda, stato del Bihar, India nordorientale, una delle più antiche università del mondo, risorgerà dalle nebbie del passato dopo essere stata distrutta e incendiata nel 1200 dal re turco Bakhtiar Khilji, che fece anche uccidere tutti i 10 mila studenti e i visitatori giunti da ogni parte dell’Asia perchè irato dal fatto che tra le migliaia di volumi custoditi nell’ateneo non vi fosse neanche una copia del Corano.

Materie di studio erano la scienza, la matematica e la logica, ma la preminenza era data agli studi buddhisti, ed è per questo che tra i finanziatori dei costosi lavori di ricostruzione (almeno un miliardo di dollari) ci sono i governi del Giappone, della Cina e di Singapore. Ma l’ateneo non apparterrà solo all’India: il ministro dell’Istruzione del Bihar – uno degli stati più poveri dell’India – ha dichiarato al quotidiano Hindustan Times che Nalanda apparterrà a tutto il mondo.

Tra le sette scuole che sono programmate per il primo quinquennio da quando l’ateneo riprenderà le sue attività, con una popolazione studentesca stimata in 4.530 studenti e 453 docenti, figurano tra l’altro corsi di ricerca post-universitari in tecnologia informatica, bioinformatica e scienze applicate. Il Dipartimento per la Gestione delle Risorse Naturali fornirà dal canto suo tecnologie agricole ai 300 villagi sparsi sui 250 ettari di terreno acquistati dal Bihar per la realizzazione del progetto.

La gestione  delle varie fasi sarà decisa da un ”gruppo di saggi” presieduto dal premio Nobel Amartya Sen. La prima riunione del gruppo, che include lo storico di Harvard Sugata Bose, il ministro degli esteri di Singapore George Yeoh, e studiosi giapponesi e cinesi, si svolgerà questo mese a Singapore. Successivamente il gruppo si riunirà a Tokyo, Bejing e in India prima di presentare le proprie valutazioni e indicazioni alla fine dell’anno.

L’ateneo sorgerà a Rajgir dalle odierne rovine di mattoni rossi e sterpaglia visitate ancora da frotte di pellegrini, esattamente dove il Buddha in persona insegnò 2500 anni fa i più alti stadi del suo pensiero, celebre come Grande Veicolo, o Mahayana. Non solo il buddhismo divenne per secoli la religione di Stato in tutto il vasto regno indiano delle dinastie Maurya e Gupta, ma l’influenza di Nalanda si estese al Tibet e alla Cina sotto forme ancora più sofisticate e complesse. I suoi docenti istruirono alti sacerdoti, re e imperatori di gran parte dell’Asia, primi tra tutti i Dalai lama, i Khan mongoli e il Signore celeste della Cina.

Si spera che il progetto di ricostruzione e funzionamento di Nalanda proceda senza difficoltà, sebbene qualcuna già si intravede all’orizzonte. Come ha ammesso lo stesso Sen, l’iniziativa potrebbe cedere alle pressioni di uno dei principali sponsor, la Cina, che vuole tenere fuori dal progetto il Dalai lama. “Egli guida una religione  –  ha spiegato Sen  –  e un uomo attivo religiosamente potrebbe non essere appropriato per degli studi religiosi”.

Contro la sua esclusione si sono però già dichiarati storici e buddhisti che considerano il leader tibetano erede per stirpe diretta dei docenti di Nalanda come Nagarjuna, Shantideva, Dharmakirti. Tra i loro colleghi di cattedra c’erano anche yogi che insegnavano le più segrete e complesse filosofie e tecniche dei tantra, alla base di tutte le quattro principali scuole del buddhismo Vajrayana che soppiantarono col tempo il culto ancestrale Bon degli spiriti e degli elementi su tutto l’enorme altipiano mongolo-tibetano.

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