L’ultima cena dopo Leonardo, il dolore del commiato del Dio che si è fatto uomo: la mostra alla Fondazione Stelline di Milano

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 2 aprile 2019 11:53 | Ultimo aggiornamento: 2 aprile 2019 11:53
L'ultima cena dopo Leonardo, il dolore del commiato del Dio che si è fatto uomo: la mostra alla Fondazione Stelline di Milano

L’ultima cena dopo Leonardo, il dolore del commiato del Dio che si è fatto uomo: la mostra alla Fondazione Stelline di Milano (The Last Supper di Wang Guanyi)

MILANO – Il dolore lacerante dell’addio. Lo strazio del commiato della divinità che si è fatta uomo, carne e sangue. Il prezzo del tradimento di chi un tempo amava. L’ultima cena di Leonardo da Vinci si fa Passione nelle sette opere di Anish Kapoor, Robert Longo, Masbedo, Nicola Samorì, Wang Guangyi e Yue Minjun esposte alla Fondazione Stelline nell’ambito della mostra L’ultima cena dopo Leonardo curata da Demetrio Paparoni. 

E’ una trasposizione tragica quella degli artisti contemporanei, evidente soprattutto nelle due opere plastiche di Anish Kapoor: la materia rossa del silicone invade lo spettatore, come se il dolore dell’ultimo saluto lo penetrasse.

Rosso, arancio e nero sono colori onnipresenti, i colori della passione e del lutto. Come nell’opera di Nicola Samorì, una lastra di rame industriale in cui le figure degli apostoli contrastano con il vuoto lasciato dalla sagoma di Cristo, diventato pura luce, mentre la sua pelle cade in un drappeggio rinascimentale che ha tutta la concretezza della cute ormai logora.

Il rosso torna prepotente sullo sfondo nero nel monumentale polittico formato da otto tele dell’artista cinese Wang Guangyi. Un’ultima cena in cui Gesù e gli apostoli sono ridotti a sagome, e la tecnica di gocciolamento tradizionale cinese del Wu Lou Hen ricorda lo scorrere del sangue, o delle lacrime. A differenza dell’opera di Samorì, qui il volto di Cristo c’è e appare doloroso come nel viso disegnato a carboncino dall’americano Robert Longo, in cui il chiaroscuro esasperato emana un alone di profonda tragicità. Sotto all’immagine – quasi una sindone – la borsa di pelle con i trenta denari ricevuti da Giuda in cambio del tradimento. Come sfondo, una parete rossa, chiesta espressamente dall’artista, in modo da poter immergere il volto rassegnato di Cristo in una macchia di color sangue.

E il rosso ricompare nell’opera di Yue Minjun, appositamente realizzata per la mostra alla Fondazione Stelline, che propone una rivisitazione dell’ultima cena con dei numeri color porpora al posto degli apostoli, per svuotare la scena della presenza umana e amplificare quella della luce. Ma la carnalità riappare nel video di Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedoni), che per quasi due minuti e mezzo insiste sulle mani ormai anziane di Pinin Brambilla Barcilon, la restauratrice che per 22 anni ha curato la Cena di Leonardo.

Mani che lavorano, si muovono, comunicano. Come le mani degli apostoli di Cristo: indicano, domandano, implorano, asseriscono. E quasi, nell’imponente tela di Guangyi, sembrano presentire la fine vicina. Mani appassionate, come il corpo e il viso del Dio che si è fatto uomo e si è offerto in sacrificio.

 

LA MOSTRA

L’ultima cena dopo Leonardo
Dal 2 aprile al 30 giugno 2019
Fondazione Stelline, corso Magenta 61, Milano