Notre Dame incendio, gli esperti: “Perché non intervenire prima?”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 3 maggio 2019 5:01 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2019 8:30
Notre Dame, l'incendio era campanello d'allarme. Gli esperti: "Perché non intervenire prima?"

Notre Dame, l’incendio era campanello d’allarme. Gli esperti: “Perché non intervenire prima?”

PARIGI – L’incendio della cattedrale di Notre Dame offre un amaro spunto di riflessione sugli affascinanti monumenti europei, preziosi testimoni della Storia, abbandonati al degrado. Impossibile non porsi degli interrogativi sullo stato di altre cattedrali o edifici che rischiano il crollo, sono soggetti a incendi che spesso accadono proprio in fase di restauro: se anche un simbolo come Notre Dame non è stato protetto dalla devastazione vuol dire che a farla da padrone è la cultura dell’apatia, dell’indifferenza, nonostante l’Europa in gran parte dipenda dal turismo.  

“In Europa siamo talmente abituati al nostro eccezionale patrimonio culturale che tendiamo a dimenticare quanto abbia bisogno di cure e attenzioni costanti”, ha detto all’Associated Press Tibor Navracsics, commissario europeo per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù. Sono in molti a sostenere che il campanello d’allarme suonato a Parigi, riguardi non solo l’Europa ma il mondo intero. 

Secondo Sneska Quaedvlieg-Mihailovicis, segretario generale di Europa Nostra, “è come se Notre Dame avesse deciso di incendiarsi per dare l’allarme, come se volesse sacrificarsi per la causa“. Prima della cattedrale parigina, a essere colpito da un incendio è stato il Museu Nacional del Brasile a Rio de Janeiro: il 3 settembre 2018 è andata distrutta la più antica istituzione scientifica del Brasile, dedicata alla storia naturale e all’antropologia. La sua collezione di 20 milioni di pezzi includeva reperti archeologici egiziani e romani, il più antico scheletro umano ritrovato in Sudamerica (“Luzia”), resti di dinosauri e di meteoriti.

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Gli esperti esaminano l’infinita lista di incendi nei siti storici europei e si chiedono perché i funzionari non intervengano prima che sia troppo tardi. Alcuni incendi erano causati da incidenti, altri dolosi. “Ogni anno un fulmine o altro distrugge una torre o un tetto”, ha dichiarato all’AP Juan Antonio Herráez, coordinatore dei progetti di conservazione preventiva dell’Instituto del Patrimonio Histórico Español.

Altri illustri esempi di incendi: nel 1985, alla torre della più importante cattedrale del Lussemburgo; nel 1996 al Gran Teatro La Fenice di Venezia; nel 1997 alla Cappella della Sindone adiacente al Duomo di Torino; nel 2004, alla biblioteca della Duchessa Anna Amalia di Weimar, in Germania che causò 80 milioni di euro di danni. E spesso gli incendi si verificano durante i lavori di restauro come ad esempio al teatro dell’opera di Barcellona, il Gran Teatre del Liceu: nel 1994 fu quasi completamente distrutto a causa di una scintilla caduta su un sipario durante una manutenzione. Ancora, nel 2018, al Mackintosh Building dell’Accademia di belle arti di Glasgow, in Scozia, danneggiato per la seconda volta in quattro anni poco prima della fine di un progetto di restauro multimilionario.

Gli esperti sostengono che manchi una costante attenzione e regolare manutenzione che, al contrario potrebbe evitare la necessità di importanti e costosi lavori di restauro. Il problema è stato accentuato dall’austerità adottata da molte nazioni europee in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e durante la successiva crisi del debito in Europa. Herráez ha detto ad AP: “I restauri dovrebbero essere considerati come un fallimento della conservazione. Se ci occupassimo di quella, spenderemmo soldi in manutenzione ma minimizzeremmo i danni potenziali in caso di disastri”. 

Il problema è che la prevenzione è praticamente invisibile, mentre i grandi restauri possono rappresentare un vantaggio per i politici per guadagnare prestigio. L’incendio di Notre Dame era appena accaduto ma è stato raccolto più di un miliardo di euro per la ristrutturazione, grazie alle donazioni private che fino ad ora sono pari a tre anni di budget nazionale francese per i restauri. “I soldi dunque non sono il problema. Non potremmo investire somme minori e non solo per i monumenti più noti e più importanti?” il commento di Quaedvlieg-Mihailovicis.

L’Unione Europea ha stanziato 4,7 miliardi di euro per le operazioni di restauro, da aggiungere alle spese dei singoli Stati, nel budget 2014-2020. Tuttavia, man mano che i finanziamenti statali si esauriscono, i governi sono sempre più alla ricerca di donatori privati per ristrutturare i principali monumenti. In Italia, Tod’s lo ha fatto con la facciata del Colosseo, a Roma, Fendi con la Fontana di Trevi; Diesel con il ponte di Rialto, a Venezia. 

“Abbiamo bisogno di investire di più, ma questa è una responsabilità condivisa tra governi, imprese e cittadini in tutta Europa”, ha affermato Navracsics. (Fonte: Associated Press)