Raffaello: scoperta a Civitavecchia una copia della Stanza di Eliodoro, celebre opera del pittore per il Vaticano

Pubblicato il 13 Ottobre 2009 10:45 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2009 10:45

La celebre stanza di Eliodoro, dipinta da Raffaello, si trova in Vaticano, ma c’è una copia, l’unica di cui si conosce l’esistenza, che è stata rinvenuta in un appartamento a Civitavecchia, vicino Roma. La storica dell’arte Nicole Dacos non ha dubbi: è una copia d’artista. Secondo la studiosa, una delle massime conoscitrici di Raffaello, è opera dell’incisore Ugo da Carpi, artista noto soprattutto per le sue xilografie. «Non è un’ipotesi, io ne sono sicura», spiega all’Ansa la studiosa.

Le pareti della stanza rinvenuta “sono disegnate con grande sicurezza, delineando i contorni con un tratto nero, spesso e vigoroso” ha detto Nicole Dacos. In realtà non si tratta di un affresco come in Vaticano ma molto probabilmente di una tempera. Questo costituisce un caso unico perchè non esistono altre copie antiche delle Stanze che Raffaello eseguì negli anni tra il 1511 ed il 1514 per l’appartamento del papa Giulio II in Vaticano.

La stanza di Eliodoro era destinata a sala di udienze e fu decorata totalmente da Raffaello, sia le pareti che la volta. Ugo da Carpi era famoso come riproduttore: nel 1527, data del Sacco di Roma, aveva seguito il Parmigianino a Bologna ma di lui si conosceva ad oggi una sola opera pittorica, la Veronica, molto mal conservata.

La copia dell’affresco, scoperto a Civitavecchia nel 1972 dal signor Tarcisio, carabiniere in pensione, che insieme alla moglie Teresa vive in quell’appartamento dove la stanza decorata è la loro camera da letto, è avvolto da molti misteri. Nel ‘500 la stanza era parte di una torre, senza finestre e con tutta probabilità destinata all’uso militare. Attualmente la parete è nascosta da una carta da parati e da una fodera di muro con solo una piccola parte visibile.

E’ stato proprio il signor Tarcisio il primo restauratore. Quando entrò nell’appartamento comprato per la famiglia, nel 1972, cercò infatti di far riemergere l’affresco, ma capì che era qualcosa di più importante di una semplice decorazione. Riuscì a far riemergere ampi frammenti di pitture ma non trovando un seguito ai suoi entusiasmi ricoprì tutto con la carta da parati, fino alla riapertura.

La scoperta della copia rappresenta però un passo importante per la storia artistica di Roma, come spiega Nicole Dacos: “La copia di Civitavecchia va assolutamente studiata perchè è un fenomeno unico che consentirà di aggiungere un capitolo alla storia dell’arte di Roma prima del 1527”.