Raffaello a Torino. La Madonna del Divino Amore è sua, la riflettografia conferma

di Barbara Beccaria (Ansa)
Pubblicato il 18 Marzo 2015 10:14 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2015 10:13
Raffaello a Torino. La Madonna del Divino Amore è sua, la riflettografia conferma

Raffaello a Torino. La Madonna del Divino Amore è sua, la riflettografia conferma

TORINO – Raffaello a Torino. La Madonna del Divino Amore è sua, la riflettografia conferma. Un unico capolavoro che diventa una mostra straordinaria su un mondo intero, quello intorno al suo autore, Raffaello Sanzio, uno dei simboli del Rinascimento italiano, e della sua bottega. Dal 17 marzo al 28 giugno la Pinacoteca Agnelli espone, a Torino, la Madonna del Divino Amore, opera prestata dal Museo di Capodimonte.

La collaborazione Capodimonte-famiglia Agnelli. L’iniziativa ha origine dall’antico legame tra il museo napoletano e la famiglia Agnelli. Diversi anni fa l’Avvocato Agnelli, durante una visita al Museo, decise di finanziare il restauro di sei splendidi arazzi fiamminghi.

Alcuni anni dopo la Baigneuse Blonde di Renoir, che ritraeva Aline Charigot, futura moglie di Renoir su una barca ormeggiata a Capri, fu concessa in comodato a Torino e lì rimase fino all’inaugurazione della Pinacoteca Agnelli dove oggi è esposta. Da lì iniziò una proficua collaborazione centrata sulla passione più autentica per il bello artistico, che nel 2007 portò la Pinacoteca a prestare al Museo di Capodimonte, per i 50 anni dalla fondazione, La Negresse di Manet e Tabac Royal di Matisse.

La scienza della riflettografia avvalora l’autenticità dell’attribuzione. Questa volta tocca al museo napoletano prestare una delle sue ‘chicche’ a Torino, un dipinto che ha fatto storia e che ha visto negli anni contrastanti opinioni tra i critici. Fin dall’800 molti vi videro infatti l’opera dei giovani artisti della bottega di Raffaello, piuttosto che dell’artista in persona. Fino a quando recenti e raffinate indagini, compreso una riflettografia, e l’ultimo restauro del 2012 a cura di Angela Cerasuolo, restauratrice della Soprintendenza di Napoli, hanno accertato che all’opera lavorò sicuramente Raffaello, insieme ad altri artisti di allora che lavoravano con lui in bottega.

“Il tratto rotondo, la luce inconfondibile, la maestria assoluta nel disegno delle carni e degli sguardi sono di Raffaello”, hanno spiegato oggi a Torino, Angela Cerasuolo e Fabrizio Vona, già Soprintendente del Polo Museale di Napoli. L’allestimento offre al visitatore la possibilità di ripercorrere questi studi: nella prima sala sono presentati quattro prove in scala reale che raccontano i tanti interventi intorno a questa opera fatti prima, e anche dopo, ad opera di colleghi di Raffaello come Giuliano Romano e Giovanni Francesco Penni.

Nella seconda sala, da sola, l’opera avvolta in una luce straordinaria che ne mette in risalto la forza emotiva, religiosa e artistica che nei secoli critici, committenti e proprietari vi riconobbero. Giorgio Vasari stesso, nella Vita di Raffaello, citò l’opera come tra le sue più belle, eseguita per Leonello Pio da Carpi, signore di Meldola. “Una mostra che sarebbe piaciuta a mio nonno”, ha detto Ginevra Elkann.